il caso
Rally Mondiale nessuno voleva la gara a Olbia
OLBIA. Tra le tante cose, Mirtò ha avuto un ruolo chiave anche nel ritorno del mondiale di rally a Olbia. E adesso, con vena polemica, la società ideata da Nicola Mancini lo vuole ribadire. «Abbiamo...
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OLBIA. Tra le tante cose, Mirtò ha avuto un ruolo chiave anche nel ritorno del mondiale di rally a Olbia. E adesso, con vena polemica, la società ideata da Nicola Mancini lo vuole ribadire. «Abbiamo preso un rendiconto al cento per cento per il mondiale di rally, perché abbiamo riportato a Olbia quel rally che l’ex amministrazione aveva perso – dicono da Mirtò –. Abbiamo dovuto dimostrare alla Fia che Olbia era in grado come Alghero di fare eventi e di valorizzare il rally mondiale. È stata un’operazione difficile, perché sia la Fia che le case automobilistiche non volevano più tornare a Olbia. Per il rally, comunque, dobbiamo ancora prendere 30mila euro e già di tasca nostra ne abbiamo speso 35mila, perché abbiamo pagato tutti».
La difesa a spada tratta di Mirtò mette nel mirino l’attuale schieramento di minoranza in consiglio comunale. «Ci auguriamo che ci siano altre associazioni come la nostra, anche di politici, che promuovano la città nel modo come lo facciamo noi, con i nostri soldi, le nostre strutture, i nostri uffici e tutto il mondo che ruota attorno a Mirtò - proseguono dalla società -. Come non abbiamo chiesto soldi all’ex assessore comunale Marco Vargiu, non li chiediamo a questa amministrazione che è molto più attenta alla promozione di questa città. Se pensano che diamo fastidio, possiamo fare eventi da un’altra parte: ci sono un sacco di posti che vorrebbero Mirtò, a dimostrazione che promuoviamo la Sardegna con la sua cultura e le sue tradizioni e le città a cui siamo legati senza alcuna bandiera politica». (d.b.)
La difesa a spada tratta di Mirtò mette nel mirino l’attuale schieramento di minoranza in consiglio comunale. «Ci auguriamo che ci siano altre associazioni come la nostra, anche di politici, che promuovano la città nel modo come lo facciamo noi, con i nostri soldi, le nostre strutture, i nostri uffici e tutto il mondo che ruota attorno a Mirtò - proseguono dalla società -. Come non abbiamo chiesto soldi all’ex assessore comunale Marco Vargiu, non li chiediamo a questa amministrazione che è molto più attenta alla promozione di questa città. Se pensano che diamo fastidio, possiamo fare eventi da un’altra parte: ci sono un sacco di posti che vorrebbero Mirtò, a dimostrazione che promuoviamo la Sardegna con la sua cultura e le sue tradizioni e le città a cui siamo legati senza alcuna bandiera politica». (d.b.)
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