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Olbia

Palme in piazzetta no della minoranza: a rischio punteruolo

Palme in piazzetta no della minoranza: a rischio punteruolo

Il Comune ha sostituito le due piante davanti alla biblioteca La Coalizione: nessuna traccia della spesa tra gli atti ufficiali

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OLBIA. No alle palme al posto delle palme in piazza Panedda. Per la Coalizione civica e democratica non si tratta di una questione squisitamente botanica. I primi due storici esemplari, del tipo Phoenix canariensis furono uccise dal punteruolo rosso. L’insetto killer aveva divorato dall’interno le maestose palme che facevano ombra alla biblioteca. Inutile ogni tentativo di salvarle. Il punteruolo le aveva ridotte a lugubri pali secchi. Al loro posto ne sono state piante due nuove, ma del genere Washingtonia, forse nella speranza che il richiamo alla potente America renda meno bellicoso il killer rosso. Per i consiglieri di opposizione una spesa di denaro pubblico inutile. Anche le nuove piante rischiano di finire nel mirino del punteruolo. «Non solo non sono immuni ma sono anche molto invasive – commentano in una nota i consiglieri Carlo Careddu, Rino Piccinnu, Ivana Russu, Patrizia Desole, Amedeo Bacciu e Massimo Satta –. La lotta al fitofago è difficile e costosa. È un obbligo di legge e oggi l’amministrazione dovrà aggiungere due esemplari al già ricco patrimonio palmicolo comunale. E sobbarcarsene le spese».

Ma c’è un altro aspetto nella presa di posizione della Coalizione. Il costo delle nuove piante. Dopo aver frugato tra delibere e determine la minoranza non ha trovato nessuna traccia della spesa per il loro acquisto . «Nessun riscontro nell’albo pretorio on line e nella sezione delle gare di evidenza pubblica del sito del Comune – sottolineano –. Nulla è dato sapere dei costi sostenuti dall’ amministrazione per la fornitura e la posa in opera. Da una ricerca di mercato fatta in diversi vivai locali le due palme alte 11 metri per acquisto e costo di posa avrebbero un costo di 10mila euro. Quello che ci spaventa di più pero è la mancata volontà del sindaco di valorizzare le piante autoctone, al posto di quelle “aliene”. Ne avrebbero guadagnato le casse comunali e anche la biodiversità del territorio». (se.lu.)

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