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Olbia

Olbia, scuola vietata dal padre a un bimbo di 5 anni e mezzo

Un'aula di una scuola elementare
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Un'aula di una scuola elementare

La vicenda in tribunale: il giudice della volontaria esecuzione dovrà sciogliere la riserva entro pochi giorni

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OLBIA. Il giudice della volontaria esecuzione, Francesca Bechere, dovrebbe sciogliere entro pochi giorni la riserva su un caso, delicatissimo, sottoposto al suo esame. Si tratta di decidere se mandare o meno un bimbo di sei anni a scuola, come desidera da tempo, per la cui frequenza è ostacolato dal padre. La vicenda processuale ha preso avvio alcune settimane fa, quando la madre del bimbo, separata, ha dovuto fare ricorso al magistrato per poter dare al figlio l’opportunità di frequentare la scuola con sei mesi di anticipo, richiesta che ha trovato la ferma opposizione del padre del bambino. Il quale attende, con ansia e grave senso di frustrazione, di poter entrare in ,lasse e sedersi sui banchi, in compagnia dei suoi amici.

L’incredibile storia accade a Olbia dove il bambino, figlio di persone agiate, è rimasto fortemente deluso dalle alternanti decisioni del padre naturale che inizialmente aveva dato il suo assenso alla frequentazione del figlioletto alla scuola primaria (consenso necessario, vista l’età del bimbo, 5 anni e mezzo) per poi venir meno alla parola, bloccando l’ingresso in aula al proprio figlioletto. Per risolvere il caso si è fatto ricorso al giudice del tribunale di Tempio che, la scorsa settimana, ha sentito le ragioni dei due genitori e ha tenuto a riserva la decisione se accogliere o meno l’accorata richiesta del bambino.

Il magistrato dovrebbe sciogliere la riserva entro pochi giorni. Una attesa snervante per i grandi, figuriamoci per un bimbo che non attende altro che seguire gli altri ragazzini classe, al suono della classica campanella. A distanza di tre settimane dall’avvio dell’anno scolastico la situazione è stata posta nelle mani di un magistrato dopo che era rimasto vano l’intervento di amici e parenti per far cambiare idea al genitore che prima aveva dato il suo assenso alla iscrizione a scuola direttamente al bimbo, per poi ritirarla, pare per una banale discussione sulla retta mensile da pagare alla scuola privata dove il bambino è stato iscritto ma è dovuto restare fuori dall’aula in attesa che qualcuno gli dia il consenso di studiare. Il bimbo rivendica il diritto di frequentare la scuola dell’obbligo. (g.p.c.)
 

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