Miriedda Varrucciu, un secolo di vita e grandi emozioni
La festa si è svolta nella casa delle Figlie di Gesù Crocifisso Gli auguri dell’amica Michelina, che ha già 106 anni
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OLBIA. Sono sedute vicine, nella sala grande della casa che le ospita, e si guardano con affetto. Poi si prendono per mano e sorridono. Sono due donne che hanno tanto da raccontare e che hanno più di qualcosa in comune. Ma, soprattutto, hanno un traguardo importante da condividere: sono due centenarie. Ieri, però, il grande giorno era quello di Giovanna Maria Varrucciu, conosciuta da tutti come Miriedda: ha compiuto il secolo di vita. Mentre la sua amica Michelina Cimino, sempre al suo fianco, di anni ne ha 106 (107 il prossimo gennaio).
A festeggiare “Miriedda, ancora lucidissima,” c’era tutta la sua numerosissima famiglia: lei ha avuto 11 figli (8 femmine e tre maschi), ma adesso sono rimasti in otto (7 femmine e un maschio). Con loro, 22 nipoti e 21 pronipoti. La torta è stata tagliata alla Congregazione missionaria delle figlie di Gesù Crocifisso, dove anche Miriedda, da quando è stata chiusa l’Rsa, è stata ospitata. Con lei ci sono altre anziane e, soprattutto, ci sono le “ragazze” che soffrono di disturbi psichici e che vivono qui da 26 anni.
Ma ieri, nella casa di via Piemonte, si è festeggiato anche un altro compleanno, quello di don Pietrino Ruiu, ex parroco della Rsa, che si è unito alle suore guidate dalla superiora Agnese Maria e alle operatrici Oss che danno un contributo determinante e prezioso per assistere e accudire le 18 donne accolte nella ex casa del fanciullo.
Miriedda è felice di stare qui. L’amore dei suoi cari fa parte della sua vita quotidiana, ma è immenso anche l’amore che riceve in ogni momento dalle suore e dalle operatrici della congregazione. La centenaria olbiese appartiene a una famiglia storica della città (nota con il soprannome di “Puddina”) della quale faceva parte anche il marito Salvatore Varrucciu, pescatore, suo cugino in primo grado.
«Nostra madre - raccontano le figlie - è una donna straordinaria. Ha sempre fatto la casalinga e la sua passione più grande era quella di impastare. I suoi dolci, la sua zuppa gallurese e i suoi ravioli erano unici. E finché se l’è sentita ha fatto lavorare sempre le mani con un’abilità straordinaria. L’ultima “cozzula” (un tipo di pane) l’ha fatta quando aveva quasi 90 anni».
Stavolta i dolci li hanno fatti tutti per lei e ieri, quel viso incorniciato dall’immancabile foulard, era veramente radioso. Le emozioni non sono mancate e la casa della Congregazione si è riempita di allegria. E’ arrivato anche il sindaco Nizzi per farle gli auguri, portandole il saluto di tutta la città.
«L’arrivo di Miriedda e delle nuove ospiti, ci ha riempito di gioia - ha raccontato la giovane suor Angela -. Questa è una comunità nata principalmente per ospitare donne con handicap psichici, ma aprire le nostre porte anche a un gruppo di anziane che hanno particolari necessità è stata una grande emozione. D’altra parte, in passato, questa grande casa era stata un centro sociale di assistenza e un orfanotrofio maschile. Poi sono arrivate da Santa Teresa le “ragazze”, ma adesso la famiglia è cresciuta e siamo felicissime».(s.p.)
A festeggiare “Miriedda, ancora lucidissima,” c’era tutta la sua numerosissima famiglia: lei ha avuto 11 figli (8 femmine e tre maschi), ma adesso sono rimasti in otto (7 femmine e un maschio). Con loro, 22 nipoti e 21 pronipoti. La torta è stata tagliata alla Congregazione missionaria delle figlie di Gesù Crocifisso, dove anche Miriedda, da quando è stata chiusa l’Rsa, è stata ospitata. Con lei ci sono altre anziane e, soprattutto, ci sono le “ragazze” che soffrono di disturbi psichici e che vivono qui da 26 anni.
Ma ieri, nella casa di via Piemonte, si è festeggiato anche un altro compleanno, quello di don Pietrino Ruiu, ex parroco della Rsa, che si è unito alle suore guidate dalla superiora Agnese Maria e alle operatrici Oss che danno un contributo determinante e prezioso per assistere e accudire le 18 donne accolte nella ex casa del fanciullo.
Miriedda è felice di stare qui. L’amore dei suoi cari fa parte della sua vita quotidiana, ma è immenso anche l’amore che riceve in ogni momento dalle suore e dalle operatrici della congregazione. La centenaria olbiese appartiene a una famiglia storica della città (nota con il soprannome di “Puddina”) della quale faceva parte anche il marito Salvatore Varrucciu, pescatore, suo cugino in primo grado.
«Nostra madre - raccontano le figlie - è una donna straordinaria. Ha sempre fatto la casalinga e la sua passione più grande era quella di impastare. I suoi dolci, la sua zuppa gallurese e i suoi ravioli erano unici. E finché se l’è sentita ha fatto lavorare sempre le mani con un’abilità straordinaria. L’ultima “cozzula” (un tipo di pane) l’ha fatta quando aveva quasi 90 anni».
Stavolta i dolci li hanno fatti tutti per lei e ieri, quel viso incorniciato dall’immancabile foulard, era veramente radioso. Le emozioni non sono mancate e la casa della Congregazione si è riempita di allegria. E’ arrivato anche il sindaco Nizzi per farle gli auguri, portandole il saluto di tutta la città.
«L’arrivo di Miriedda e delle nuove ospiti, ci ha riempito di gioia - ha raccontato la giovane suor Angela -. Questa è una comunità nata principalmente per ospitare donne con handicap psichici, ma aprire le nostre porte anche a un gruppo di anziane che hanno particolari necessità è stata una grande emozione. D’altra parte, in passato, questa grande casa era stata un centro sociale di assistenza e un orfanotrofio maschile. Poi sono arrivate da Santa Teresa le “ragazze”, ma adesso la famiglia è cresciuta e siamo felicissime».(s.p.)
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