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Parla il coordinatore: «Normativa nuova»

Parla il coordinatore: «Normativa nuova»

OLBIA. Oberati di lavoro per via del Jobs Act che anziché snellire le procedure, ha complicato il lavoro dei centri per l’impiego. Dal 22 novembre 2016 la Regione ha recepito il decreto legislativo...

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OLBIA. Oberati di lavoro per via del Jobs Act che anziché snellire le procedure, ha complicato il lavoro dei centri per l’impiego. Dal 22 novembre 2016 la Regione ha recepito il decreto legislativo 150 del 2015: i centri per l’impiego, che ora fanno capo all’ Aspal (Agenzia sarda per le politiche attive del lavoro) e non più alle province, si trovano, dunque, nel bel mezzo di un cambiamento, con l’applicazione di una nuova normativa che comporta “la presa in carico”del disoccupato, con una serie di servizi specialistici prima inesistenti, che devono essergli garantiti. «Dedichiamo a ogni utente non meno di 30, 45 minuti a fronte di una decina di minuti rispetto al passato – spiega Sergio Arnò, coordinatore dei centri per l’impiego di Olbia e Palau – La mole di lavoro è aumentata tantissimo. Oltre alla scheda anagrafica con la storia lavorativa di ciascun utente, gli operatori devono fare una profilazione e mettergli a disposizione tutti gli strumenti che possano aiutarlo a trovare un’occupazione. Con ogni disoccupato stipuliamo il “Patto di servizio personalizzato”». In pratica, dal momento del licenziamento, vengono aiutati e accompagnati fino al reinserimento nel mondo del lavoro. «In questa prima settimana di novembre tra Olbia e Palau abbiamo stipulato 300 patti di servizio. Ad ottobre abbiano visto 3.161 lavoratori nei due centri. C’è un monitoraggio costante della popolazione che cerca lavoro: dal 22 novembre 2016, da quando è entrata in vigore la nuova normativa, abbiamo mappato 14mila persone. C’è un carico di lavoro molto più pesante rispetto al passato. Per questo, l’Aspal sta inviando a Olbia e Palau operatori da altri centri dove c’è meno stagionalità e concesso l’orario straordinario ai dipendenti. È vero che gli utenti entrano in sede arrabbiati, ma quando escono ci ringraziano per quello che facciamo per loro. Vorrei chiarire, infine, che non c’è rigidità per i 15 giorni: possono venire da noi anche oltre quel termine». (t.s.)

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