La Nuova Sardegna

Olbia

Area non costruisce alloggi popolari da sedici anni

Come ogni città che cresce, anche tra le pieghe del benessere di Olbia ci sono delle sacche di povertà. La città, seppur dotata di anticorpi più forti che altrove, ha subìto gli effetti di una crisi...

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Come ogni città che cresce, anche tra le pieghe del benessere di Olbia ci sono delle sacche di povertà. La città, seppur dotata di anticorpi più forti che altrove, ha subìto gli effetti di una crisi mondiale che ha colpito pesantemente l’Italia e la Sardegna. La fascia media è andata a ingrossare le fila dei poveri. I poveri sono diventati poverissimi. Il mercato immobiliare ha conosciuto una battuta d’arresto. Centinaia gli appartamenti sfitti come centinaia sono le persone in cerca di casa. «Forse servirebbe uno studio più accurato del mercato e anche una attività di sensibilizzazione – sottolinea l’assessore Lai –. Nessuno dice ai proprietari di regalare gli appartamenti, ma ci sono persone che potrebbero permettersi di pagare un affitto se fosse più adeguato alla reale situazione economica della società. Il Comune fa la sua parte, ma non ha certo le competenze né le risorse per risolvere il problema della casa. Esiste un ente a livello regionale che è l’Area individuato per costruire case popolari. Di certo è paradossale che in una città come Olbia, in forte espansione, con 2mila abitanti in più ogni anno buona parte dei quali stranieri, da 16 anni non viene costruito un solo alloggio popolare mentre si decide di realizzarli a Macomer». I numeri di quanto sia esteso il fenomeno parlano da soli. 350 le domande per il reddito di inclusione sociale regionale (ex estreme povertà). 1500 euro di voucher e contributi straordinari al mese.



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