La Nuova Sardegna

Olbia

Emergenza casa: 71 nuove abitazioni

di Serena Lullia
Emergenza casa: 71 nuove abitazioni

Gli appartamenti comprati dalla Regione dati in affitto a prezzi più bassi del mercato. Ma le richieste sono oltre trecento

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OLBIA. L’ultima graduatoria per le case popolari è un foglio ingiallito dal tempo. Era il 2001, quasi una vita fa. Le pagine dei giornali erano in bianco e nero, gli smartphone non erano ancora inseparabili compagni di vita. Allora rimasero fuori dalla consegna degli appartamenti circa 300 persone. 16 anni dopo l’emergenza casa in città è da codice rosso. Come e più di allora. Perché ai poveri tradizionali si sono aggiunti i poveri silenziosi. Pensionati, 50enni che hanno perso il lavoro, giovani per i quali il sogno di comprare casa è pura fantascienza. Dal 2001 a oggi non è stata costruita una sola nuova casa popolare a Olbia. Lungo l’elenco di aspiranti inquilini rimasti senza un tetto. Gli unici movimenti all’interno degli appartamenti Area sono legati alla curva di mortalità. I numeri da città in espansione e l’elevato tasso di migrazione straniera sembrano non contare.

Housing sociale. Una speranza per l’emergenza casa arriva dall’housing sociale. La Regione acquista immobili e li dà in affitto o li vende a prezzi inferiori al mercato. «In questi primi sei mesi da assessore l’emergenza casa è una delle prime cose che mi ha profondamente colpito – spiega Simonetta lai, alla guida dei Servizi sociali –. C’è una povertà silenziosa, che si aggiunge a quella fascia di persone in difficoltà estrema. Tanti pensionati che hanno lavorato tutta la vita e oggi hanno vivono con 600-800 euro. Impensabile per loro permettersi di pagare un affitto».

71 nuovi appartamenti. La Regione, grazie ai fondi europei, ha investito in una politica abitativa diversa. Acquista appartamenti già sul mercato e li rivende a prezzi calmierati. Su Olbia sono 71 gi appartamenti comprati con i fondi dell’housing sociale. 11 in via Pozzo, 60 in via del Castagno.

Le chiavi. Prima di arrivare alla consegna delle chiavi dovrà essere completato un iter complesso. «Il settore Urbanistica si sta occupando della definizione della pratica di tipo edilizio – spiega l’assessore Lai –. Una volta che sarà ultimata la convenzione con l’istituto Area, si passerà alla preparazione del bando, di competenza dei Servizi sociali».

I criteri. La Regione ha già indicato le linee guida dei band, per le case di via Pozzo e via del Castagno. Nulla a che vedere con le case popolari. «Si tratta di appartamenti che verranno dati in parte in affitto convenzionato e in parte in vendita», sottolinea l’assessore Lai. I canoni di locazione saranno meno cari di quelli sul mercato tradizionale ma nessuno pensi ad affitti da qualche decina di euro. Abitazioni per fasce deboli ma non debolissime. Pensate più per i nuovi poveri, con uno stipendio o una pensione troppo alti per accedere all’edilizia residenziale pubblica, ma troppo bassi per sostenere un affitto a condizioni di mercato. Si parla di nuclei familiari con più figli, giovani coppie, pensionati, lavoratori con contratti atipici. In base ai requisiti verrà stilata una graduatoria nuova di zecca. «Questi immobili rappresentano sicuramente un valido supporto in una condizione di emergenza come la nostra – conclude l’assessore Lai –. Ma probabilmente creeranno un conflitto con quella fetta di popolazione che ha comunque bisogno di una casa, ma non ha i requisiti per partecipare a questo bando».



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