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Olbia

Riprende il processo ai presunti terroristi pakistani di Olbia

Il processo si svolge nell'aula bunker a Bancali
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Il processo si svolge nell'aula bunker a Bancali

Sassari, il controesame dei difensori all’investigatore che arrestò i quindici presunti affiliati ad Al Qaeda

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SASSARI. Con il contro esame degli avvocati difensori è ripreso ieri, nell’aula bunker del carcere di Bancali, a Sassari, il processo alla presunta cellula terroristica affiliata ad Al Qaeda.

La cellula “dormiente”, della quale avrebbero fatto parte una quindicina di terroristi di nazionalità pakistana con il coinvolgimento di altri personaggi mediorientali, gran parte dei quali residenti a Olbia, venne sgominata, nell’aprile del 2015, da una operazione portata avanti dalla Dda di Cagliari e dalla Digos della questura di Sassari.

L’avvocato Fulvio Vitali, che difende l’imam di Bergamo Hafiz Muhammad Zulkifal, presunto ideologo spirituale del gruppo di terroristi guidato dal commerciante pakistano Sultan Wali Khan, ha cominciato il suo contro esame all’ex capo della Digos di Sassari, il primo dirigente Mario Carta, contestandogli i diversi passaggi nei quali viene messo sulla graticola il suo assistito. Telefonate e intercettazioni telefoniche fanno parte del bagaglio di accuse che il difensore dell’imam di Bergamo cerca, con le sue richieste, di annullare come prove a carico del suo cliente « finito in questa inchiesta soltanto per la conoscenza con alcuni degli indagati». Il procedimento penale andrà avanti sino alla prossima primavera, quando è prevista la conclusione della lunghissima istruttoria dibattimentale che sta impegnando le parti e i giudici della corte di Assise di Sassari, presieduta da Pietro Fanile, dall’ottobre del 2016. In sedici udienza, gran parte delle quali dedicate alla testimonianza del principale investigatore, è stata ricostruita la genesi della presunta cellula terroristica che aveva fondato le sue radici a Olbia, dove Sultan Wali Khan e un gruppo di sua familiari gestivano una fiorente attività commerciale che, stando al teorema accusatorio, nascondeva diversi scopi: la raccolta di fondi illegali tra la comunità mediorientale. soldi destinati al finanziamento delle scuole coraniche in Pakistan, la copertura per il traffico di immigrati clandestini e, accusa più grave, la ideazione e pianificazione di diversi attentati in Pakistan, il più grave dei quali, quello contro un mercato pubblico a Peshwar, nell’ottobre 2009, quando persero la vita centinaia di persone tra i quali decine di bambini. Il processo prosegue questa mattina. (g.p.c.)

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