La storia della città segnata da Cleopatra
di Dario Budroni
Aziende ancora in attesa dei risarcimenti mentre il territorio aspetta di essere messo in sicurezza
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OLBIA. I nervi scoperti della città sono dei fiumiciattoli profondi solo qualche centimetro. Fanno lo slalom tra scuole, case e negozi e da quattro anni continuano a togliere il sonno agli olbiesi non appena il meteo annuncia forti temporali. Perché da quel 18 novembre del 2013 non è cambiato praticamente nulla. Olbia è ancora molto lontana dall’essere una città sicura. Il ciclone Cleopatra, che nel pomeriggio di quattro anni fa posizionò il suo occhio esattamente sopra la città, è una ferita che continua a sanguinare. Ci sono stati morti, sfollati, aziende distrutte, case sventrate, ricordi spazzati via, aiuti mai arrivati. Drammi su drammi che hanno segnato per sempre la storia di Olbia e degli olbiesi.
Olbia non è sicura. Il percorso che porterà a rendere Olbia una città sicura è molto lungo. Ci vorranno anni. Inoltre non si sa neanche quale sia la strada da intraprendere. Attualmente ci sono due piani anti-alluvione. Uno è il Piano Mancini, che era stato approvato dalla giunta Giovannelli e finanziato dal governo, attuato in una minuscola percentuale: la ricostruzione del ponte di via Vittorio Veneto e la demolizione della rampa del Nespoli. Una parte del piano, cioè quella che riguarda le vasche di laminazione, è inoltre portata avanti dalla Regione, che aveva commissariato il Comune. Dal canto suo, l’amministrazione guidata da Settimo Nizzi, che aveva sempre criticato lo studio Mancini, ha deciso di puntare su un secondo piano. Al momento una società di Verona si è aggiudicata l’appalto per lo studio di fattibilità.
Cittadini soli. Alluvionati e abbandonati. Le persone che hanno subìto l’alluvione hanno dovuto contare soprattutto sulle proprie forze. Tanto ha fatto la solidarietà, compresa quella degli sms gestiti dalla Croce rossa, nonostante i soldi siano arrivati dopo due anni. E in una latitanza generale di Stato e Regione, alcuni soldi erano però arrivati dal Comune. Se la passano ancora peggio le aziende, visto che ancora non hanno visto un euro. I risarcimenti, per loro, saranno disponibili solo nel 2019.
I processi. Per accertare le responsabilità erano state aperte più indagini. Il processo all’ex sindaco di Olbia Gianni Giovannelli e ad altri funzionari del Comune si era concluso a settembre con l’assoluzione in primo grado degli imputati, accusati di omicidio colposo per mancato allarme. Il processo sulla voragine di Monte Pinu, invece, non è ancora partito.
La consapevolezza. Se c’è una cosa a essere cambiata, dal 2013 a oggi, è la consapevolezza degli olbiesi e anche del Comune. La macchina comunale adesso è adesso preparata a fronteggiare una eventuale nuova alluvione, così come accaduto nell’ottobre del 2015. Inoltre i cittadini, in questi quattro anni, sono stati raggiunti da diverse campagne di informazione incentrate sul come mettersi in salvo in caso di pericolo.
Olbia non è sicura. Il percorso che porterà a rendere Olbia una città sicura è molto lungo. Ci vorranno anni. Inoltre non si sa neanche quale sia la strada da intraprendere. Attualmente ci sono due piani anti-alluvione. Uno è il Piano Mancini, che era stato approvato dalla giunta Giovannelli e finanziato dal governo, attuato in una minuscola percentuale: la ricostruzione del ponte di via Vittorio Veneto e la demolizione della rampa del Nespoli. Una parte del piano, cioè quella che riguarda le vasche di laminazione, è inoltre portata avanti dalla Regione, che aveva commissariato il Comune. Dal canto suo, l’amministrazione guidata da Settimo Nizzi, che aveva sempre criticato lo studio Mancini, ha deciso di puntare su un secondo piano. Al momento una società di Verona si è aggiudicata l’appalto per lo studio di fattibilità.
Cittadini soli. Alluvionati e abbandonati. Le persone che hanno subìto l’alluvione hanno dovuto contare soprattutto sulle proprie forze. Tanto ha fatto la solidarietà, compresa quella degli sms gestiti dalla Croce rossa, nonostante i soldi siano arrivati dopo due anni. E in una latitanza generale di Stato e Regione, alcuni soldi erano però arrivati dal Comune. Se la passano ancora peggio le aziende, visto che ancora non hanno visto un euro. I risarcimenti, per loro, saranno disponibili solo nel 2019.
I processi. Per accertare le responsabilità erano state aperte più indagini. Il processo all’ex sindaco di Olbia Gianni Giovannelli e ad altri funzionari del Comune si era concluso a settembre con l’assoluzione in primo grado degli imputati, accusati di omicidio colposo per mancato allarme. Il processo sulla voragine di Monte Pinu, invece, non è ancora partito.
La consapevolezza. Se c’è una cosa a essere cambiata, dal 2013 a oggi, è la consapevolezza degli olbiesi e anche del Comune. La macchina comunale adesso è adesso preparata a fronteggiare una eventuale nuova alluvione, così come accaduto nell’ottobre del 2015. Inoltre i cittadini, in questi quattro anni, sono stati raggiunti da diverse campagne di informazione incentrate sul come mettersi in salvo in caso di pericolo.
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