La Nuova Sardegna

Olbia

Olbia, madre e figlia a giudizio per truffa

Olbia, madre e figlia a giudizio per truffa

Staccarono assegni a vuoto per comprare gioielli per un valore di 80mila euro

2 MINUTI DI LETTURA





OLBIA. Anelli, collane, bracciali di pregio. Li acquistavano con gli assegni nelle gioiellerie della città: in una, avevano fatto acquisti preziosi per un valore di 58mila euro, in un’altra, per 21mila euro. Gioielli che, poi, rivendevano ai Compro oro. Perché gli assegni con i quali pagavano sarebbero stati scoperti. È questa l’accusa che viene mossa a due donne, madre e figlia, Caterina Demartis, 71 anni e Monica Sanna, 45 anni, di Olbia, finite a giudizio per truffa continuata in concorso tra loro.

Ieri al primo piano del tribunale di Tempio si è aperto il processo davanti al giudice monocratico Maria Gavina Monni. Ad assistere le due donne, l’avvocato Angelo Merlini che dovrà difenderle dalla presunta accusa di aver truffato alcune gioiellerie di Olbia dalle quali si sarebbero portate via gioielli per un valore complessivo di poco meno di 80mila euro. Due, le attività cadute nel tranello con episodi avvenuti nel dicembre 2011, pochi giorni prima di Natale, e nel gennaio 2012.

A fare gli acquisti sarebbe stata in particolare la figlia che avrebbe utilizzato il carnet di assegni della madre. La donna entrava nelle gioiellerie, sceglieva i preziosi e poi pagava staccando assegni bancari di cui in realtà ne era stato denunciato lo smarrimento da parte della madre. Acquisti a colpi di svariati zeri. Poi, sempre stando alle accuse, i gioielli venivano rivenduti ai Compro oro per ottenere un guadagno effettivo. Ieri, dopo l’apertura del processo e le formalità di rito, il giudice ha aggiornato l’udienza al 22 giugno. (t.s.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Corpo forestale

Emergenza incendi in Sardegna, in volo due elicotteri per domare un vasto rogo: cosa sappiamo

Le nostre iniziative