La gioia dopo 33 anni di botte: Maria racconta la sua storia
di Stefania Puorro
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Piera Bisson e Patrizia Desole del Centro antiviolenza di Olbia che ha sostenuto la 77enneL’odissea di una donna gallurese di 77 anni picchiata dal marito dall’inizio del loro matrimonio «Ho lasciato l’isola e ho comprato casa: sola e felice, se sbaglio rimedio e nessuno mi picchia»
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OLBIA. C’era anche Maria, 77 anni, gallurese, tra le 1300 donne che hanno celebrato a Montecitorio la giornata internazionale contro la violenza di genere. Lei è una vittima di anni di botte, fino al giorno in cui si è trovata un coltello puntato alla gola e ha avuto il coraggio di scappare e denunciare il marito-mostro.
Al fianco di Maria e delle operatrici di Prospettiva Donna, il centro antiviolenza di Olbia che ha partecipato alla manifestazione romana, si vede anche una giovane donna. E’ Lorenza, che vive in un paese a poca distanza da Olbia. Sta portando avanti una logorante battaglia giudiziaria e fatica a dimostrare le violenze subite. Lei lotta ancora, ogni giorno. Maria, invece, ora è finalmente una donna che sorride. E si lascia alle spalle un incubo durato 33 anni. Finalmente libera. E questa grande liberazione l’ha esternata con gioia a Montecitorio. «E’ stata una giornata meravigliosa, indimenticabile, commovente e toccante. Ho pianto, ho pianto tanto. Ma sono tornata a casa davvero felice».
Maria ha cominciato la sua nuova vita. Ha ottenuto il divorzio, ha lasciato la Sardegna e ha comprato un appartamentino. «E finalmente posso pensare solo a me. Sono da sola, se sbaglio rimedio e nessuno mi picchia. Lavoro a uncinetto, esco con le amiche, ho tanti hobby e, soprattutto, sorrido». Un sorriso che per 33 interminabili anni, Maria aveva perduto. «Il mio ex marito rientrava a casa ubriaco e mi pestava. Ma lo faceva anche quando era sobrio, senza un perché. Mi impediva di avere contatti con i vicini, mi minacciava. E quando mi metteva le mani addosso, non riuscivo a reagire. E speravo che quelle botte finissero al più presto. Ma la mia vita con il mostro è andata avanti per più di 30 anni. Sino al 9 dicembre del 2014. La sera prima, lui, mi aveva puntato un coltello alla gola, pensavo che mi avrebbe uccisa. E quando ho visto la lama che si allontanava, è venuta fuori una forza che non avevo mai sentito dentro di me. Me ne sono andata al mattino presto. Lui dormiva. Ho fatto talmente piano che non mi ha sentita nemmeno il cane. Da lì sono andata dai carabinieri e l’ho denunciato. E’ stato in quel momento che ho conosciuto la presidente di Prospettiva Donna Patrizia Desole. E’ venuta a prendermi. E la considero il mio angelo, così come tutte le altre operatrici del centro antiviolenza. Nella casa protetta ho trascorso 6 mesi, durante i quali sono stata presa per mano, coccolata, assistita. Ho festeggiato con loro anche il mio compleanno, cosa che non avevo mai fatto durante il mio matrimonio». .
Sa bene, Maria, che il suo ex marito dovrà rivederlo in tribunale. «L’udienza è stata rinviata alla primavera del 2018 - dice -. Ma non ho più paura».
Maria ora pensa alle tante donne che continuano a essere vittime di violenza. «Ribellatevi, denunciate, non aspettate .Io le prendevo, subivo, tremavo. Ma se avessi avuto il coraggio che ho oggi, non avrei aspettato un solo giorno a denunciare quel mostro».
Lorenza invece ha gli occhi gonfi. Non fa che piangere. E Prospettiva Donna è al suo fianco. La situazione di Lorenza è molto delicata e c’è un procedimento in corso. «Non è semplice andare avanti, perché da vittima vengo quasi trasformata in carnefice. Ed è questo il dramma. Prospettiva Donna mi trasmette tutta la forza che mi serve per andare avanti e non mollare. Sperando, un giorno, di poter rivedere finalmente il sole».
Al fianco di Maria e delle operatrici di Prospettiva Donna, il centro antiviolenza di Olbia che ha partecipato alla manifestazione romana, si vede anche una giovane donna. E’ Lorenza, che vive in un paese a poca distanza da Olbia. Sta portando avanti una logorante battaglia giudiziaria e fatica a dimostrare le violenze subite. Lei lotta ancora, ogni giorno. Maria, invece, ora è finalmente una donna che sorride. E si lascia alle spalle un incubo durato 33 anni. Finalmente libera. E questa grande liberazione l’ha esternata con gioia a Montecitorio. «E’ stata una giornata meravigliosa, indimenticabile, commovente e toccante. Ho pianto, ho pianto tanto. Ma sono tornata a casa davvero felice».
Maria ha cominciato la sua nuova vita. Ha ottenuto il divorzio, ha lasciato la Sardegna e ha comprato un appartamentino. «E finalmente posso pensare solo a me. Sono da sola, se sbaglio rimedio e nessuno mi picchia. Lavoro a uncinetto, esco con le amiche, ho tanti hobby e, soprattutto, sorrido». Un sorriso che per 33 interminabili anni, Maria aveva perduto. «Il mio ex marito rientrava a casa ubriaco e mi pestava. Ma lo faceva anche quando era sobrio, senza un perché. Mi impediva di avere contatti con i vicini, mi minacciava. E quando mi metteva le mani addosso, non riuscivo a reagire. E speravo che quelle botte finissero al più presto. Ma la mia vita con il mostro è andata avanti per più di 30 anni. Sino al 9 dicembre del 2014. La sera prima, lui, mi aveva puntato un coltello alla gola, pensavo che mi avrebbe uccisa. E quando ho visto la lama che si allontanava, è venuta fuori una forza che non avevo mai sentito dentro di me. Me ne sono andata al mattino presto. Lui dormiva. Ho fatto talmente piano che non mi ha sentita nemmeno il cane. Da lì sono andata dai carabinieri e l’ho denunciato. E’ stato in quel momento che ho conosciuto la presidente di Prospettiva Donna Patrizia Desole. E’ venuta a prendermi. E la considero il mio angelo, così come tutte le altre operatrici del centro antiviolenza. Nella casa protetta ho trascorso 6 mesi, durante i quali sono stata presa per mano, coccolata, assistita. Ho festeggiato con loro anche il mio compleanno, cosa che non avevo mai fatto durante il mio matrimonio». .
Sa bene, Maria, che il suo ex marito dovrà rivederlo in tribunale. «L’udienza è stata rinviata alla primavera del 2018 - dice -. Ma non ho più paura».
Maria ora pensa alle tante donne che continuano a essere vittime di violenza. «Ribellatevi, denunciate, non aspettate .Io le prendevo, subivo, tremavo. Ma se avessi avuto il coraggio che ho oggi, non avrei aspettato un solo giorno a denunciare quel mostro».
Lorenza invece ha gli occhi gonfi. Non fa che piangere. E Prospettiva Donna è al suo fianco. La situazione di Lorenza è molto delicata e c’è un procedimento in corso. «Non è semplice andare avanti, perché da vittima vengo quasi trasformata in carnefice. Ed è questo il dramma. Prospettiva Donna mi trasmette tutta la forza che mi serve per andare avanti e non mollare. Sperando, un giorno, di poter rivedere finalmente il sole».
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