La Nuova Sardegna

Olbia

Museo archeologico, al via il restauro delle navi romane

di Dario Budroni
Museo archeologico, al via il restauro delle navi romane

I tre relitti ritrovati nel 1999 rischiavano di finire disidratati Il Comune ha già sostituito gli impianti di climatizzazione

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OLBIA. Lavorano curvi come chirurghi. I loro pazienti non sono esseri umani ma antichissime navi che per quasi due millenni erano rimaste sepolte sotto qualche metro di fango. I restauratori in questi giorni stanno intervenendo in una grande sala del museo archeologico. L’obiettivo è mettere in salvo innanzitutto i due relitti di epoca romana che, dopo anni di impianti di umidificazione e condizionamento malfunzionanti, rischiavano di finire disidratati. Gli esperti si stanno occupando di pulire i legni, di restaurare le parti deteriorate, di eliminare le muffe e di consolidare gli antichi scafi. L’intervento rientra in un piano più articolato avviato qualche mese fa. Il Comune, che è il proprietario del museo archeologico, ha già sostituito il grosso degli impianti di climatizzazione, rendendo in questo modo più piacevole anche la visita al museo.

Navi in salvo. Il Comune, dopo una richiesta fatta nel 2015 alla Regione nell’ambito del ripristino del museo all’indomani dell’alluvione, ha 200mila euro a disposizione. Una parte del finanziamento è stata dedicata alla sostituzione dei vecchi impianti. Un’altra fetta, invece, è destinata al restauro dei relitti presenti nel museo: due romani e uno più piccolo di epoca medievale. Sul posto, chiamati dalla Soprintendenza, i restauratori di «Legni e segni della memoria» di Salerno, la stessa società che aveva partecipato allo scavo durante il quale, nel 1999, vennero ritrovati i relitti nell’area adesso occupata dal tunnel. «È importante conservare adeguatamente i reperti navali che si trovano nel nostro museo – commenta Sabrina Serra, assessore alla Cultura –. Per questo siamo subito intervenuti per ripristinare l’impianto di condizionamento e di umidificazione, che devono garantire le condizioni ideali di conservazione. Inoltre abbiamo destinato le risorse necessarie all’intervento che si sta svolgendo in questi giorni. Ringrazio la Soprintendenza e il suo personale di Olbia per la collaborazione quotidiana, che ci consente di programmare e attuare insieme politiche e interventi».

Un patrimonio unico. Al museo sono conservati tre relitti. Tra il 1999 e il 2001, però, ne furono trovati 24. Il resto delle navi è impacchettato e conservato nei magazzini della Soprintendenza. Si tratta di un patrimonio unico al mondo. Il Comune ha intrapreso un percorso che punta a trasformare la struttura di isola Peddone in un museo vero e proprio. Ma per esporre le altre navi di epoca romana servono nuove e importanti risorse. Per questo due mesi fa il sindaco Settimo Nizzi aveva approfittato della presenza in città del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, che era rimasto particolarmente colpito dalla bellezza dei relitti esposti. «Gli abbiamo chiesto di darci una mano a restaurare gli altri – aveva detto Nizzi –. Per quanto ci riguarda, ci metteremo al lavoro per presentare un valido progetto al ministero, con l’obiettivo di accedere ai fondi del governo».

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