Terapia del dolore, boom di trattamenti in Gallura
di Stefania Puorro
Sono 4000 l’anno nei tre ospedali del territorio. Tra i temi discussi al congresso nazionale Siaarti il parto in analgesia
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OLBIA. Il 13% delle donne che decide di far nascere il proprio bambino a Olbia, chiede e ottiene il parto indolore. Un servizio che si continua a garantire a costo zero, non con poche difficoltà, grazie alla disponibilità degli anestesisti. E, soprattutto, grazie alla caparbietà di chi crede che la cura del dolore sia un fatto di civiltà e un diritto per la donna che lo richiede. E così, al Giovanni Paolo II, su circa 980 nascite all’anno, si effettuano mediamente da 98 a 105 peridurali con un impegno notevole anche per gli specialisti, in quanto il parto dura spesso parecchie ore.
E proprio il parto in analgesia è stato uno dei temi affrontati al congresso nazionale del Siaarti, che si è svolto tra il museo archeologico e l’aeroporto Costa Smeralda in una tre giorni di confronto. Il problema, semmai, resta quello delle risorse: anche la Gallura, come già avvenuto in altre zone della Sardegna, avrebbe bisogno di contributi specifici. Ma quando arriveranno? Forse nel momento in cui diventerà realtà la struttura semplice dipartimentale di terapia del dolore prevista per il nord Sardegna dall’Ats, ma per ora sulla carta.
Attualmente, per ogni tipo di dolore, c’è una terapia. L’obiettivo è sempre quello di non far soffrire il paziente e il territorio si muove bene in questa direzione: circa 4000 l’anno i trattamenti di terapia del dolore che vengono garantiti fra i tre ospedali (a Olbia più di 3000) e ci sono molte liste d’attesa.
Si fa tutto il possibile per alleviare ogni tipo di dolore: la palliazione in pediatra, la cura del dolore nel paziente fragile e nei pronto soccorso, il dolore post-operatorio, il dolore cronico e il dolore da parto. Su questi si sono concentrati i vari momenti formativi della tre giorni, «durante la quale - precisa Franco Pala, presidente del convegno e primario dell’unità operativa di anestesia e rianimazione del Giovanni Paolo II - sono emerse molte novità su tutti i fronti ma anche molte difficoltà a realizzarle all’interno del nostro sistema specialmente perché è sempre più indispensabile, nel campo del dolore e del fine vita in particolare, una stretta collaborazione tra ospedale, territorio (medici di famiglia), famiglie e pazienti stessi. La formazione deve essere specifica e professionalizzante negli operatori sanitari, ma poi allargata e resa comprensibile a tutti i livelli. Infine, non si può prescindere da strutture ben organizzate e personale adatto per numero e formazione. Si è detto, ad esempio, che un hospice in un territorio dove l’assistenza domiciliare è scarsa o assente è una cattedrale nel deserto, poco utile e costosa. Nel nostro territorio, invece, come lo stesso assessore regionale Luigi Arru ha riconosciuto, il servizio di assistenza domiciliare funziona egregiamente, anche se sono necessari miglioramenti continui».
Il Siaarti, che è una società scientifica, ha annunciato una serie di progetti per la Sardegna. «Per il prossimo anno - ha aggiunto Pala - si è pensato di potenziare nell’isola un percorso formativo con corsi itineranti sul dolore in ostetricia e sul dolore pediatrico. Troppo spesso si pensa che i bambini molto piccoli non soffrano il dolore o che al massimo non lo ricordino (ne sono convinti anche molti medici) ma è totalmente falso. Anzi. Il dolore vissuto in età precoce, qualunque esso sia, lascia una traccia biologica permanente, un ricordo che può condizionare il resto della vita. Per questo, con i pediatri, ci impegneremo a non fare nessuna procedura dolorosa senza anestesia e sensibilizzeremo tutti perché non vengano fatti senza analgesia anche gli interventi ritenuti piccoli o insignificanti».
E proprio il parto in analgesia è stato uno dei temi affrontati al congresso nazionale del Siaarti, che si è svolto tra il museo archeologico e l’aeroporto Costa Smeralda in una tre giorni di confronto. Il problema, semmai, resta quello delle risorse: anche la Gallura, come già avvenuto in altre zone della Sardegna, avrebbe bisogno di contributi specifici. Ma quando arriveranno? Forse nel momento in cui diventerà realtà la struttura semplice dipartimentale di terapia del dolore prevista per il nord Sardegna dall’Ats, ma per ora sulla carta.
Attualmente, per ogni tipo di dolore, c’è una terapia. L’obiettivo è sempre quello di non far soffrire il paziente e il territorio si muove bene in questa direzione: circa 4000 l’anno i trattamenti di terapia del dolore che vengono garantiti fra i tre ospedali (a Olbia più di 3000) e ci sono molte liste d’attesa.
Si fa tutto il possibile per alleviare ogni tipo di dolore: la palliazione in pediatra, la cura del dolore nel paziente fragile e nei pronto soccorso, il dolore post-operatorio, il dolore cronico e il dolore da parto. Su questi si sono concentrati i vari momenti formativi della tre giorni, «durante la quale - precisa Franco Pala, presidente del convegno e primario dell’unità operativa di anestesia e rianimazione del Giovanni Paolo II - sono emerse molte novità su tutti i fronti ma anche molte difficoltà a realizzarle all’interno del nostro sistema specialmente perché è sempre più indispensabile, nel campo del dolore e del fine vita in particolare, una stretta collaborazione tra ospedale, territorio (medici di famiglia), famiglie e pazienti stessi. La formazione deve essere specifica e professionalizzante negli operatori sanitari, ma poi allargata e resa comprensibile a tutti i livelli. Infine, non si può prescindere da strutture ben organizzate e personale adatto per numero e formazione. Si è detto, ad esempio, che un hospice in un territorio dove l’assistenza domiciliare è scarsa o assente è una cattedrale nel deserto, poco utile e costosa. Nel nostro territorio, invece, come lo stesso assessore regionale Luigi Arru ha riconosciuto, il servizio di assistenza domiciliare funziona egregiamente, anche se sono necessari miglioramenti continui».
Il Siaarti, che è una società scientifica, ha annunciato una serie di progetti per la Sardegna. «Per il prossimo anno - ha aggiunto Pala - si è pensato di potenziare nell’isola un percorso formativo con corsi itineranti sul dolore in ostetricia e sul dolore pediatrico. Troppo spesso si pensa che i bambini molto piccoli non soffrano il dolore o che al massimo non lo ricordino (ne sono convinti anche molti medici) ma è totalmente falso. Anzi. Il dolore vissuto in età precoce, qualunque esso sia, lascia una traccia biologica permanente, un ricordo che può condizionare il resto della vita. Per questo, con i pediatri, ci impegneremo a non fare nessuna procedura dolorosa senza anestesia e sensibilizzeremo tutti perché non vengano fatti senza analgesia anche gli interventi ritenuti piccoli o insignificanti».
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