Una disabile: addobbi di Natale vietati a chi usa la sedia a rotelle
di Angelo Mavuli
Con una lettera al giornale denuncia il disagio dell’accesso agli allestimenti festivi del Comune Da 30 anni convive con un handicap: «Ancora una volta i nostri diritti ignorati da politici e tecnici»
2 MINUTI DI LETTURA
TEMPIO. Lo sfarzoso Natale tempiese celebrato da alcune parti “come il più bello ed attraente del secolo”, da qualche altra parte viene giudicato invece come «un obbrobrioso lavoro che sa di tutto tranne che di atmosfera natalizia». A scriverlo, in una lunga e amara lettera a La Nuova, è una donna, Graziella Serreri, 30 anni di handicap sulle spalle, che afferma di «avere scritto soltanto una parte di quello che pensa, non soltanto per sé stessa ma anche a nome delle altre persone disabili».
Si tratta della compatibilità degli allestimenti natalizi con l’accesso delle persone che non dispongono della piena autonomia. «Peccato che il designer al quale il Comune ha affidato il progetto e i lavori abbia dimenticato un piccolo particolare di questa città – osserva la donna – . L’esistenza, la presenza ed i diritti delle persone disabili che come me campano su una sedia a rotelle, ma con il diritto di poter vivere appieno la città come il resto della comunità. La cosa invece non è stata presa in nessuna considerazione né dai politici né dai tecnici ed ancora una volta – si afferma nella lettera – siamo esclusi, dalle attività e dalla vita sociale. Impossibilitati persino ad accedere a luoghi comuni oggi preclusi dagli addobbi che altri cittadini invece possono tranquillamente frequentare».
La lettera di Graziella prosegue con riflessioni a volte irate, a volte sarcastiche sul Natale e sulla interpretazione che viene data a questa festa a seconda dello stato di una persona. «Ancora una volta – scrive – siamo esclusi e non abbiamo diritto d’accesso. Forse, in un progetto pensato sulla base di credenze religiose, al tempo della nascita di Gesù le carrozzine ed i disabili non esistevano». L’agnosticismo religioso di Graziella, dichiarato apertamente nella sua arrabbiata lettera, rende ancor più duro l’intervento nel momento in cui la stessa addebita alle “religioni” «le sofferenze, la nascita delle guerre, la paura del burka, la decisione di farsi esplodere, la spendita smodata di denaro per celebrare stupide credenze: tappi sugli occhi e schiaffo fortissimo per i poveri. Il Natale, non è una competizione fra città per chi fa gli addobbi più belli. Il Natale per chi crede, è l’avvicinarsi di Dio. Chi veramente crede dovrebbe anche ricordare che Gesù era umile, odiava l’ostentazione ed era attento ai poveri. Se oggi fosse qui, aggiunge la donna, così come ha fatto nel Tempio di Gerusalemme, in uno scatto d’ira distruggerebbe tutto».
Da Graziella, raggiunta anche telefonicamente, arriva, infine «l’augurio che chi di dovere, politico o tecnico che sia, riesca da questo Natale in poi a riflettere prima di agire e a pensare a tutti».
Si tratta della compatibilità degli allestimenti natalizi con l’accesso delle persone che non dispongono della piena autonomia. «Peccato che il designer al quale il Comune ha affidato il progetto e i lavori abbia dimenticato un piccolo particolare di questa città – osserva la donna – . L’esistenza, la presenza ed i diritti delle persone disabili che come me campano su una sedia a rotelle, ma con il diritto di poter vivere appieno la città come il resto della comunità. La cosa invece non è stata presa in nessuna considerazione né dai politici né dai tecnici ed ancora una volta – si afferma nella lettera – siamo esclusi, dalle attività e dalla vita sociale. Impossibilitati persino ad accedere a luoghi comuni oggi preclusi dagli addobbi che altri cittadini invece possono tranquillamente frequentare».
La lettera di Graziella prosegue con riflessioni a volte irate, a volte sarcastiche sul Natale e sulla interpretazione che viene data a questa festa a seconda dello stato di una persona. «Ancora una volta – scrive – siamo esclusi e non abbiamo diritto d’accesso. Forse, in un progetto pensato sulla base di credenze religiose, al tempo della nascita di Gesù le carrozzine ed i disabili non esistevano». L’agnosticismo religioso di Graziella, dichiarato apertamente nella sua arrabbiata lettera, rende ancor più duro l’intervento nel momento in cui la stessa addebita alle “religioni” «le sofferenze, la nascita delle guerre, la paura del burka, la decisione di farsi esplodere, la spendita smodata di denaro per celebrare stupide credenze: tappi sugli occhi e schiaffo fortissimo per i poveri. Il Natale, non è una competizione fra città per chi fa gli addobbi più belli. Il Natale per chi crede, è l’avvicinarsi di Dio. Chi veramente crede dovrebbe anche ricordare che Gesù era umile, odiava l’ostentazione ed era attento ai poveri. Se oggi fosse qui, aggiunge la donna, così come ha fatto nel Tempio di Gerusalemme, in uno scatto d’ira distruggerebbe tutto».
Da Graziella, raggiunta anche telefonicamente, arriva, infine «l’augurio che chi di dovere, politico o tecnico che sia, riesca da questo Natale in poi a riflettere prima di agire e a pensare a tutti».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
