Lavori in ritardo, accordo per la consegna entro il 30 ottobre 2018
Lo scorso 10 ottobre era stato definito l’accordo tra il Cipnes e il Raggruppamento temporaneo di imprese costituito dal Gruppo Ge.Di. srl e dalla società Ciab con la procedura di “bonario...
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Lo scorso 10 ottobre era stato definito l’accordo tra il Cipnes e il Raggruppamento temporaneo di imprese costituito dal Gruppo Ge.Di. srl e dalla società Ciab con la procedura di “bonario componimento e transazione” finalizzato alla ripresa dei lavori della Pte, all’interno della quale sarà allestito proprio il padiglione Insula, con il progetto di marketing territoriale per la filiera agroalimentare della Sardegna. Nell’accordo era stata fissata la data di inizio lavori che non sarebbe potuta essere successiva al 29 novembre 2017. L’impegno a concludere l’opera è stato fissato per il 30 ottobre 2018. Uno slittamento imprevisto rispetto alla data in cui era stato concordato l’avvio del progetto, che sarebbe dovuto partire nel giugno del 2017, come un incubatore di imprese all'interno della Piattaforma tecnologica europea, struttura che si affaccia sul golfo di Olbia e che diventerà la sede logistica in un'area coperta di 10 mila metri quadrati. Nella guerra delle “varianti” di Cala Saccaia si era giunti la scorsa estate a una pace armata. Il Cipnes aveva deciso di riaffidare l’appalto per la costruzione del primo lotto funzionale al gruppo GE.DI. di Altamura. Il nuovo affidamento era stato sottoposto a un atto di transazione che contiene condizioni vincolanti: la revisione del cronoprogramma dei lavori, con doppi turni lavorativi, per la realizzazione della seconda variante progettuale che dovrà concludersi entro l’ottobre 2018. Il caso si era presentato lo scorso marzo, quando il Cda del Cipnes aveva stabilito la revoca dell’appalto nei confronti della GE.DI. come capogruppo di una associazione temporanea di imprese che aveva vinto la gara nel 2014, per una cifra che si aggirava intorno ai 12 milioni di euro. La motivazione era che la GE.DI. non avrebbe ottemperato all’obbligo di presentare una regolare progettazione esecutiva della variante stabilita nel contratto d’appalto e, inoltre, sarebbe stata inadempiente negli obblighi contrattuali avendo reiterato il mancato pagamento nei confronti di diversi dipendenti del cantiere. Lavoratori che sarebbero rimasti senza stipendio per 14 mesi. Da qui la decisione di chiudere il rapporto.
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