Olbia, una terapia d’urgenza per il reparto di Medicina
di Stefania Puorro
Situazione sempre più critica per la perenne mancanza di Oss e infermieri. La Fsi-Usae: si fanno saltare di continuo riposi e ferie. Servono le stabilizzazioni
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OLBIA. Solo una terapia d’urgenza può salvare la Medicina dal collasso. A causa della perenne mancanza di personale, la situazione è sempre più critica e arriva un nuovo sos.
«L’insufficienza di infermieri e Oss sta creando problemi enormi e i pochi che sono rimasti al lavoro (tra malattie e maternità non sostituite) vengono sfruttati all’inverosimile». Il segretario territoriale della Fsi-Usae Vito Langiu, lancia così l’ennesimo grido d’allarme in difesa di un reparto che sta letteralmente scoppiando. «Chi è a riposo viene costantemente richiamato per coprire i turni e la coordinatrice degli infermieri, che si dovrebbe occupare dell’organizzazione del lavoro, viene costretta a fare il servizio notturno. Insomma, il carico eccessivo sta portato all’esasperazione tutti. La buona volontà e l’impegno del personale, che fanno veramente il massimo per i pazienti, non bastano più. Per garantire un’assistenza adeguata, servono nuove forze. E la Assl continua a non intervenire. Niente assunzioni e niente stabilizzazioni per il personale che ha già operato per 36 mesi. E, soprattutto, niente risposte. Nonostante le nostre ripetute richieste».
Ma i problemi che si vivono nel reparto di Medicina del Giovanni Paolo II sono tanti. Accanto a una dotazione organica insufficiente a garantire i livelli essenziali d’assistenza, si aggiunge la carenza di posti letto nelle altre unità operative. E il quadro si complica ulteriormente.
«Vengono spostati in Medicina pazienti che deve essere monitorati di continuo e quindi, per loro, serve un’assistenza maggiore. Ma anche questo rappresenta un ulteriore aumento dei carichi di lavoro. Il personale Oss raramente riesce a lavora in coppia: in corsia, sia di notte che di giorno, c’è spesso soltanto una persona. Che deve sopperire da sola alle esigenze primarie (i pazienti allettati sono i più numerosi) o, in alcuni casi, è costretta a chiedere l’aiuto dell’infermiere di turno che tralascia magari altri compiti indispensabili per l’assistenza al malato».
La Fsi Usae è da un anno che denuncia questa emergenza «ma dalla Direzione generale non arrivano segnali. «Sono stati puntuali solo a fare ordini di servizio per far coprire il servizio notturno alla coordinatrice e per richiamare dai riposi il personale già logorato fisicamente e mentalmente. La turnazione degli operatori non è regolare - prosegue Langiu - e i cambiamenti sono improvvisi. Con conseguenze pesanti per tutto il personale dell’unità operativa».
Ma adesso si vuole dare un segnale forte. «Il personale - rimarca la Fsi-Usae - non intende più essere reperibile per sopperire ad una carenza cronica e di lunga data e, per questo, chiede che anche ogni riposo annullato o le ferie negate vengano documentati con ordini di servizio».
Il sindacato guidato da Vito Langiu auspica infine un intervento del Servizio delle Professioni Sanitarie «che ha il compito di garantire l’organizzazione e il coordinamento delle attività necessarie per rispondere al bisogno specifico di assistenza infermieristica, ostetrica, riabilitativa, tecnica e sociale degli utenti».
«L’insufficienza di infermieri e Oss sta creando problemi enormi e i pochi che sono rimasti al lavoro (tra malattie e maternità non sostituite) vengono sfruttati all’inverosimile». Il segretario territoriale della Fsi-Usae Vito Langiu, lancia così l’ennesimo grido d’allarme in difesa di un reparto che sta letteralmente scoppiando. «Chi è a riposo viene costantemente richiamato per coprire i turni e la coordinatrice degli infermieri, che si dovrebbe occupare dell’organizzazione del lavoro, viene costretta a fare il servizio notturno. Insomma, il carico eccessivo sta portato all’esasperazione tutti. La buona volontà e l’impegno del personale, che fanno veramente il massimo per i pazienti, non bastano più. Per garantire un’assistenza adeguata, servono nuove forze. E la Assl continua a non intervenire. Niente assunzioni e niente stabilizzazioni per il personale che ha già operato per 36 mesi. E, soprattutto, niente risposte. Nonostante le nostre ripetute richieste».
Ma i problemi che si vivono nel reparto di Medicina del Giovanni Paolo II sono tanti. Accanto a una dotazione organica insufficiente a garantire i livelli essenziali d’assistenza, si aggiunge la carenza di posti letto nelle altre unità operative. E il quadro si complica ulteriormente.
«Vengono spostati in Medicina pazienti che deve essere monitorati di continuo e quindi, per loro, serve un’assistenza maggiore. Ma anche questo rappresenta un ulteriore aumento dei carichi di lavoro. Il personale Oss raramente riesce a lavora in coppia: in corsia, sia di notte che di giorno, c’è spesso soltanto una persona. Che deve sopperire da sola alle esigenze primarie (i pazienti allettati sono i più numerosi) o, in alcuni casi, è costretta a chiedere l’aiuto dell’infermiere di turno che tralascia magari altri compiti indispensabili per l’assistenza al malato».
La Fsi Usae è da un anno che denuncia questa emergenza «ma dalla Direzione generale non arrivano segnali. «Sono stati puntuali solo a fare ordini di servizio per far coprire il servizio notturno alla coordinatrice e per richiamare dai riposi il personale già logorato fisicamente e mentalmente. La turnazione degli operatori non è regolare - prosegue Langiu - e i cambiamenti sono improvvisi. Con conseguenze pesanti per tutto il personale dell’unità operativa».
Ma adesso si vuole dare un segnale forte. «Il personale - rimarca la Fsi-Usae - non intende più essere reperibile per sopperire ad una carenza cronica e di lunga data e, per questo, chiede che anche ogni riposo annullato o le ferie negate vengano documentati con ordini di servizio».
Il sindacato guidato da Vito Langiu auspica infine un intervento del Servizio delle Professioni Sanitarie «che ha il compito di garantire l’organizzazione e il coordinamento delle attività necessarie per rispondere al bisogno specifico di assistenza infermieristica, ostetrica, riabilitativa, tecnica e sociale degli utenti».
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