Cellula di Al Qaeda, tre scarcerati
I presunti terroristi sono stati rimessi in libertà dai giudici della Corte d’Assise
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OLBIA. Sono stati rimessi in libertà tre componenti della presunta cellula terroristica affiliata ad Al Qaeda, sgominata nell’aprile del 2015 da un’operazione della Dda di Cagliari e dalla Digos della questura di Sassari, per la quale è in corso il processo nell’aula bunker del carcere di Bancali, a Sassari. La Corte d’Assise di Sassari, accogliendo le richieste dei difensori, condivisa anche dal pubblico ministero, ha disposto l’immediata scarcerazione dei tre presunti terroristi: Muhammad Siddique, Zubir Ali e Mir Niaz, i primi due residenti a Olbia. I tre sono ritenute figure di secondo piano nel gruppo fondamentalista islamico, per cui, essendo stata sgominata l’organizzazione (che aveva base ad Olbia), sarebbero venute meno le esigenze cautelari. Da qui, la decisione dei giudici che hanno ritenuto di dover revocare le misure. Respinta, invece, la richiesta di scarcerazione per gli imputati ritenuti più pericolosi, a partire dall’Imam Hafiz Muhammad Zulkifal,
L’operazione della Dda di Cagliari e della Digos della questura di Sassari aveva portato all’arresto di undici presunti terroristi pachistani accusati di far parte della cellula sarda di Al Qaeda, tutti detenuti da quasi tre anni ormai nel carcere di Bancali. Il procedimento penale andrà avanti sino alla prossima primavera, quando è prevista la conclusione della lunghissima istruttoria dibattimentale che sta impegnando le parti e i giudici della corte di Assise di Sassari, presieduta da Pietro Fanile, dall’ottobre del 2016. In sedici udienze è stata ricostruita la genesi della presunta cellula terroristica che aveva fondato le sue radici a Olbia, dove Sultan Wali Khan e un gruppo di sua familiari gestivano una fiorente attività commerciale che, stando alla tesi accusatorio, nascondeva diversi scopi: la raccolta di fondi illegali tra la comunità mediorientale, soldi destinati al finanziamento delle scuole coraniche in Pakistan, la copertura per il traffico di immigrati clandestini e, accusa più grave, la ideazione e pianificazione di diversi attentati in Pakistan, il più grave dei quali, quello contro un mercato pubblico a Peshwar, nell’ottobre 2009, quando persero la vita centinaia di persone tra i quali decine di bambini. (t.s.)
L’operazione della Dda di Cagliari e della Digos della questura di Sassari aveva portato all’arresto di undici presunti terroristi pachistani accusati di far parte della cellula sarda di Al Qaeda, tutti detenuti da quasi tre anni ormai nel carcere di Bancali. Il procedimento penale andrà avanti sino alla prossima primavera, quando è prevista la conclusione della lunghissima istruttoria dibattimentale che sta impegnando le parti e i giudici della corte di Assise di Sassari, presieduta da Pietro Fanile, dall’ottobre del 2016. In sedici udienze è stata ricostruita la genesi della presunta cellula terroristica che aveva fondato le sue radici a Olbia, dove Sultan Wali Khan e un gruppo di sua familiari gestivano una fiorente attività commerciale che, stando alla tesi accusatorio, nascondeva diversi scopi: la raccolta di fondi illegali tra la comunità mediorientale, soldi destinati al finanziamento delle scuole coraniche in Pakistan, la copertura per il traffico di immigrati clandestini e, accusa più grave, la ideazione e pianificazione di diversi attentati in Pakistan, il più grave dei quali, quello contro un mercato pubblico a Peshwar, nell’ottobre 2009, quando persero la vita centinaia di persone tra i quali decine di bambini. (t.s.)
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