corte d’appello
Cane ucciso, riprende il processo
Inammissibile la richiesta di ricusazione nei confronti del giudice
2 MINUTI DI LETTURA
TEMPIO. La Corte d’Appello di Sassari ha dichiarato inammissibile la richiesta di ricusazione presentata da un imputato, Quirico Fiori, di Telti, nei confronti del giudice del tribunale di Tempio, Maria Gavina Monni. Il processo a carico di dell’imputato e di suo figlio Pietro, a giudizio con l’accusa di aver ucciso un cane a colpi di bastone, può quindi riprendere: a emettere sentenza sarà lo stesso giudice Monni, così come stabilito dalla Corte d’Appello di Sassari.
Il processo era stato sospeso nell’ultima udienza. L’imputato, assistito dall’avvocato Giampaolo Murrighile, aveva chiesto la ricusazione del giudice per violazione del diritto di difesa avendo negato l’audizione dei testi presenti.
La vicenda giudiziaria risale a sette anni fa. Secondo l’accusa, a uccidere il cane randagio sarebbero stati Quirico Fiori e suo figlio Pietro. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a sei mesi di reclusione per entrambi gli imputati. Nella sua lunga arringa, la difesa aveva sostenuto la totale estraneità ai fatti dei suoi assistiti, contestando la mancata audizione dei testi della difesa.
Dopo la camera di consiglio, il processo era stato sospeso per via dell’istanza di ricusazione e gli atti rimessi alla Corte d’Appello di Sassari. Che l’ha dichiarata inammissibile. A emettere sentenza sarà, dunque, lo stesso giudice e non un altro. La Corte d’Appello ha inoltre condannato l’imputato al pagamento di un’ammenda di 1500 euro per intralcio alla sollecita definizione del processo. (t.s.)
Il processo era stato sospeso nell’ultima udienza. L’imputato, assistito dall’avvocato Giampaolo Murrighile, aveva chiesto la ricusazione del giudice per violazione del diritto di difesa avendo negato l’audizione dei testi presenti.
La vicenda giudiziaria risale a sette anni fa. Secondo l’accusa, a uccidere il cane randagio sarebbero stati Quirico Fiori e suo figlio Pietro. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a sei mesi di reclusione per entrambi gli imputati. Nella sua lunga arringa, la difesa aveva sostenuto la totale estraneità ai fatti dei suoi assistiti, contestando la mancata audizione dei testi della difesa.
Dopo la camera di consiglio, il processo era stato sospeso per via dell’istanza di ricusazione e gli atti rimessi alla Corte d’Appello di Sassari. Che l’ha dichiarata inammissibile. A emettere sentenza sarà, dunque, lo stesso giudice e non un altro. La Corte d’Appello ha inoltre condannato l’imputato al pagamento di un’ammenda di 1500 euro per intralcio alla sollecita definizione del processo. (t.s.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google