A Isticadeddu la festa dei nuovi olbiesi
di Dario Budroni
Questa sera l’accensione del falò di Sant’Antonio Abate. La ricorrenza è organizzata dalle famiglie originarie dell’interno
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OLBIA. Il falò darà il meglio di sé quando il sole comincerà a spegnersi dietro le montagne. Oggi il cumulo di rami e di frasche che sovrasta mezzo quartiere sarà finalmente dato alle fiamme. Ed è attorno al fuoco e a una alta colonna di fumo che i nuovi olbiesi faranno un tuffo nel loro passato. Il fuoco di Sant’Antonio Abate, con le tradizioni recenti della città, c’entra poco o niente. Ma per chi proviene da lontano rappresenta sicuramente qualcosa. Ed è per questo che, da sette anni, nel quartiere di Isticadeddu si accende un falò per onorare il santo abate. Pensano a tutto loro: famiglie dell’interno, in particolare della Baronia, della Barbagia e del Goceano. Gente che ha imparato a sentirsi olbiese ma che non ha nessuna intenzione di tagliare i ponti con le proprie origini. Uno specchio della città di oggi, dove gli olbiesi di sangue sono ormai sempre meno.
I nuovi priori. Quest’anno il priore della festa è lui: Giovanni Casaleggio, pensionato, originario di Lodè. Da una trentina di anni abita nel quartiere di Isticadeddu, insieme alla moglie e ai figli. «Sono arrivato a Olbia come tutti gli altri: per lavoro. Facevo il gommista, poi ho fatto altre professioni. Ho anche lavorato da Nieddu trasporti – racconta Giovanni Casaleggio –. Ormai ci consideriamo olbiesi, ma le radici restano. A Lodè abbiamo amici e parenti. E siamo ben felici di partecipare all’organizzazione della festa di Sant’Antonio. Sembra quasi di stare nel nostro paese». La moglie Salvatorina Sulas è una delle anime della festa. «Per noi Sant’Antonio Abate è importante. Il 16 gennaio siamo andati a festeggiarlo a Lodè e adesso faremo la stessa cosa a Olbia – racconta –. Noi sentiamo tantissimo questa ricorrenza, è un qualcosa che si tramanda di generazione in generazione. E visto che quest’anno i priori siamo noi, in rappresentanza della comunità lodeina, una delle più numerose a Olbia, arriverà tanta gente anche da Lodè. Pure maschere e gruppi folk. È un orgoglio per noi, ma anche per loro».
Comunità unite. La festa di Sant’Antonio Abate unisce diverse comunità. Le famiglie provenienti dall’interno si ritrovano davanti al fuoco. Naturalmente l’ingresso è aperto anche agli olbiesi doc, incuriositi da una tradizione quasi sconosciuta. «Io sono arrivato a Olbia nel 1989. Prima come dipendente, poi dopo un anno ho aperto un’impresa edile – racconta Tore Marras, della comunità di Burgos –. Da noi Sant’Antonio è il patrono del paese. Ed è bello rivivere certe emozioni a Olbia, che è diventata la mia nuova casa». Stesso discorso per Michele Cocco, originario di Benetutti. «Io sono arrivato nei primi anni Ottanta per lavorare nel settore della ristorazione – racconta –. Nel nostro paese questa festa è sentitissima e coinvolge praticamente tutte le famiglie. Ognuno dà una mano, ognuno dà un contributo. E visto che siamo lontani, alla comunità di Benetutti adesso piace organizzare la stessa festa anche qui a Olbia».
I nuovi priori. Quest’anno il priore della festa è lui: Giovanni Casaleggio, pensionato, originario di Lodè. Da una trentina di anni abita nel quartiere di Isticadeddu, insieme alla moglie e ai figli. «Sono arrivato a Olbia come tutti gli altri: per lavoro. Facevo il gommista, poi ho fatto altre professioni. Ho anche lavorato da Nieddu trasporti – racconta Giovanni Casaleggio –. Ormai ci consideriamo olbiesi, ma le radici restano. A Lodè abbiamo amici e parenti. E siamo ben felici di partecipare all’organizzazione della festa di Sant’Antonio. Sembra quasi di stare nel nostro paese». La moglie Salvatorina Sulas è una delle anime della festa. «Per noi Sant’Antonio Abate è importante. Il 16 gennaio siamo andati a festeggiarlo a Lodè e adesso faremo la stessa cosa a Olbia – racconta –. Noi sentiamo tantissimo questa ricorrenza, è un qualcosa che si tramanda di generazione in generazione. E visto che quest’anno i priori siamo noi, in rappresentanza della comunità lodeina, una delle più numerose a Olbia, arriverà tanta gente anche da Lodè. Pure maschere e gruppi folk. È un orgoglio per noi, ma anche per loro».
Comunità unite. La festa di Sant’Antonio Abate unisce diverse comunità. Le famiglie provenienti dall’interno si ritrovano davanti al fuoco. Naturalmente l’ingresso è aperto anche agli olbiesi doc, incuriositi da una tradizione quasi sconosciuta. «Io sono arrivato a Olbia nel 1989. Prima come dipendente, poi dopo un anno ho aperto un’impresa edile – racconta Tore Marras, della comunità di Burgos –. Da noi Sant’Antonio è il patrono del paese. Ed è bello rivivere certe emozioni a Olbia, che è diventata la mia nuova casa». Stesso discorso per Michele Cocco, originario di Benetutti. «Io sono arrivato nei primi anni Ottanta per lavorare nel settore della ristorazione – racconta –. Nel nostro paese questa festa è sentitissima e coinvolge praticamente tutte le famiglie. Ognuno dà una mano, ognuno dà un contributo. E visto che siamo lontani, alla comunità di Benetutti adesso piace organizzare la stessa festa anche qui a Olbia».
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