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Olbia

«Queste ragioni non sono convincenti»

«Queste ragioni non sono convincenti»

Pioggia di osservazioni da parte degli avvocati di parte civile: «Non risponde alle nostre richieste»

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OLBIA. Alla prima lettura le motivazioni non portano soddisfazione nelle parti civili. Il ricorso in appello è da decidere ma sembra già certo per tutti. «Non sono contento – dice Mario Perticarà, che rappresenta alcuni familiari di Anna Ragnedda –. Le motivazioni della sentenza non rispondono a tutte le nostre richieste. Il punto è l’allerta. Il sindaco era a perfetta conoscenza della situazione urbanistica della città, a maggior ragione aveva il dovere di dare l’allerta immediato».

Giampaolo Murrighile, che rappresenta Maria Nieddu, mamma di Patrizia Corona e nonna di Morgana, guarda all’appello e parla di sentenza «totalmente inadeguata» e di «giustizia negata». Non solo, trova la sentenza, «incapace di colmare il vuoto e la incredulità dei familiari delle vittime, ma più tecnicamente ‘insoddisfacente nel dare conto delle risultanze del dibattimento’». Pertanto, aggiunge, «l’impugnazione di questa sentenza si impone come atto giuridicamente dovuto per soccorrere ad una giustizia sino ad oggi negata!». Insomma, una «sentenza che non convincente», come aveva preannunciato l’avvocato Domenico Putzolu, l’altro difensore ddi Patrizia Corona. Secondo l’avvocato Antonello Desini, che assiste Nicolina Casalloni, Caterina e Maria Rosaria, figlie di Anna Ragnedda, affogata nel letto della sua camera da letto, «si tratta di una vicenda tutt’altro che chiusa, considerata l’imminente impugnazione della sentenza. L’unica parte dell’impianto motivazionale condivisibile è relativa alla mancata costituzione e operatività, alla data di quel tragico 18 novembre 2013, del centro regionale decentrato della protezione civile. È proprio per questo motivo che, con le mie assistite, abbiamo deciso di estendere la domanda risarcitoria in sede civile anche alla Regione Sardegna». Una delle figlie di della Ragnedda è rappresentata dall’avvocato Alexander Russo, che dalla prima lettura «constata che l’evento è stato ritenuto imprevedibile, perché “mai si era verificato in precedenza in tutta la storia della Regione”. Sembrerebbe dunque avere prevalso la logica basata su dati statistici, rispetto a quella fondata su dati oggettivi, costituiti in primo luogo dall’allerta diramata sin dal giorno prima, che rendeva l’evento non soltanto prevedibile, ma addirittura previsto e perciò evitabile, imponendo una serie di adempimenti specifici previsti dalla normativa vigente e che non sembrano essere stati adeguatamente considerati nella motivazione della sentenza». Sulla debolezza delle dinamiche seguite dall’apparato pubblico si sofferma l’avvocato Elias Vacca, che rappresenta Carolina Serreri, mamma del piccolo Enrico e vedova di Franceco Mazzoccu: «Nelle procedure della protezione civile la popolazione deve avere una partecipazione attiva di autoprotezione, che deve essere generata dall’informazione da parte della pubblica amministrazione. Così non è stato». (gpm)

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