Alluvione, arriva il turno delle cause civili
L’avvocato Merlini: «Indagine incompleta, nei capi d’accusa non c’è la mancata protezione dei canali»
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OLBIA. Un’indagine «incompleta, lacunosa, incapace di dare una risposta alla nostra ansia di verità». Così l’avvocato Angelo Merlini, difensore di Enzo Giagoni, il marito di Patrizia Corona e papà della piccola Morgana, due delle vittime dell’alluvione del 2013. Giagoni, d’accordo con l’avvocato Merlini, sin dal principio aveva deciso di non costituirsi parte civile nel procediemnto penale, richiedendo più opportuno richiedere giustizia al tribunale civile.
«Sono stato a suo tempo incaricato di tutelare gli interessi di Enzo Giagoni, marito di Patrizia Corona e padre della piccola Morgana, tragicamente scomparse la sera del 18 novembre 2013 – dice l’avvocato Merlini – non ci siamo costituiti parte civile nel procedimento penale instauratosi davanti al tribunale di Tempio, ritenendo più opportuno richiedere giustizia al tribunale civile, sopratutto in presenza di una indagine penale che abbiamo giudicato incompleta, lacunosa, parcellizzata e quindi incapace di dare risposta alla nostra ansia di verità. A comprova di quanto da noi ritenuto, basti pensare che nei capi di imputazione elevati non è compresa neppure la contestazione nei confronti del Comune di aver omesso di dotare il canale nel quale l'auto condotta da Enzo Giagoni si inabissò con tutta la famiglia, delle più elementari opere di protezione che avrebbero impedito all'auto stessa di sprofondare. Opere che furono peraltro edificate alcuni mesi dopo l'evento. La causa civile è giunta ormai alla fase della ammissione delle prove. Da essa attendiamo una risposta più sicura alle nostre domande ed alle nostre aspettative».
«Sono stato a suo tempo incaricato di tutelare gli interessi di Enzo Giagoni, marito di Patrizia Corona e padre della piccola Morgana, tragicamente scomparse la sera del 18 novembre 2013 – dice l’avvocato Merlini – non ci siamo costituiti parte civile nel procedimento penale instauratosi davanti al tribunale di Tempio, ritenendo più opportuno richiedere giustizia al tribunale civile, sopratutto in presenza di una indagine penale che abbiamo giudicato incompleta, lacunosa, parcellizzata e quindi incapace di dare risposta alla nostra ansia di verità. A comprova di quanto da noi ritenuto, basti pensare che nei capi di imputazione elevati non è compresa neppure la contestazione nei confronti del Comune di aver omesso di dotare il canale nel quale l'auto condotta da Enzo Giagoni si inabissò con tutta la famiglia, delle più elementari opere di protezione che avrebbero impedito all'auto stessa di sprofondare. Opere che furono peraltro edificate alcuni mesi dopo l'evento. La causa civile è giunta ormai alla fase della ammissione delle prove. Da essa attendiamo una risposta più sicura alle nostre domande ed alle nostre aspettative».
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