La Nuova Sardegna

Olbia

Emergenza continua al pronto soccorso, manca il personale

di Stefania Puorro
Emergenza continua al pronto soccorso, manca il personale

Solo 13 medici, mai sostituiti quelli assenti o i trasferiti La Fsi-Usae insiste: «Tante denunce, nessuna risposta»

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OLBIA. Pronto soccorso: parlano sempre i numeri. Sono stati oltre 42mila gli accessi nel corso del 2017 e i medici sono sempre 13. Inevitabile anche il solito confronto con il reparto di emergenza del Brotzu di Cagliari: 26 mila passaggi, 23 medici.

Nulla è cambiato, dunque. L’organico del pronto soccorso del Giovanni Paolo II resta fortemente sottodimensionato e l’emergenza continua. Se d’estate si arriva al collasso per l’afflusso di utenti da record (in alcune giornate si arriva a 200 accessi), nei restanti mesi dell’anno si lavora comunque in grandissima difficoltà. I medici sono insufficienti, ma sono carenti anche gli infermieri (ne occorrerebbero otto in più) e gli Oss (che spesso vengono anche inviati in altri reparti): ne servirebbero altri cinque per operare in tranquillità.

I cinque medici che per varie ragioni non stanno lavorando al pronto soccorso da tempo(tra trasferimenti e motivi di salute) non sono mai stati sostituiti. E anche se ne arrivassero due, considerata l’emergenza di fondo, non ci sarebbe nessuna svolta. Qui, insomma, c’è un organico completamente da rinforzare. I tredici specialisti a disposizione, devono coprire a fatica i turni al pronto soccorso, staccarsi quando ci sono pazienti gravi da trasferire in altri ospedali (come è accaduto, per esempio, quando sono stati trasportati al Marino di Cagliari i ragazzi campidanesi intossicati da monossido di carbonio) e andare in trasferta alla Maddalena per dare una mano ai colleghi del Paolo Merlo.

«La situazione è drammatica in tutta la Assl, e le nostre sollecitazioni volte a eliminare le gravi carenze di personale non sono finora servite». A parlare è Vito Langiu, segretario territoriale della Fsi Usae. «Le promesse fatte quasi un mese fa dall’assessore Arru davanti ai sindaci e ai primari, sullo sblocco totale del turn over, le assunzioni a tempo indeterminato e le stabilizzazioni, per ora restano soltanto parole. I problemi che abbiamo più volte denunciato - dice Langiu -, continuano a rimanere irrisolti e la situazione precipita. L’ennesimo grido di aiuto ci arriva dal pronto soccorso di Olbia, che convive con la carenza cronica di personale. Parliamo di medici, di Oss e di infermieri. Per questi ultimi, tra l’altro, oltre alle difficoltà legate ai numeri ridotti, c’è anche un’organizzazione dei turni che va a penalizzare alcuni operatori che sono costretti a fare ore in più perché non c’è un cambio a disposizione e che devono coprire sempre i festivi. E ancora: dovrebbero turnare almeno cinque infermieri di mattina, quattro di pomeriggio e tre la notte, ma questo capita raramente. Premesso che l’emergenza dura 12 mesi l’anno e va risolta definitivamente - continua Vito Langiu - non vorremmo il pronto soccorso vivesse un’altra estate infernale. prossima estate. Quindi: si assuma personale a tempo indeterminato e si stabilizzino coloro che ne hanno diritto. E che si smetta di dare la solita giustificazione: ovvero che in questa Assl nessuno vuol venire a lavorare. Se si offrissero contratti a tempo indeterminato, ci sarebbero una marea di persone pronte a stabilirsi nella nostra zona».

Ma i problemi al pronto soccorso, vanno oltre. «Ancora oggi l’Obi non è stato accreditato - prosegue il segretario territoriale della Fsi Usae - ma nell’area dell’osservazione breve intensiva, spesso ci sono anche 10-12 pazienti e gli infermieri sono costretti ad uscire dalle sale per seguirli con attenzione». E poi ci sono le difficoltà del triage: gli infermieri che devono stabilire gli accessi in base alla gravità delle patologie, lavorano senza sicurezza perché non c’è la vigilanza fissa (numerose sono state le aggressioni). Infine: il personale che lavora al triage deve seguire un percorso di formazione particolare, seguendo una serie di corsi. Tutto bene, sin qui. Le difficoltà nascono quando gli infermieri altamente qualificati vengono improvvisamente trasferiti altrove e sostituiti da chi non conosce la realtà del pronto soccorso.

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