Offesi atleti di colore durante la partita Trinità-Santa Teresa
Parole grosse dagli avversari in campo e in panchina ad alcuni atleti ospiti del centro accoglienza di Porto Pozzo
SANTA TERESA. Giornata da dimenticare per lo sport isolano, quella di domenica. Al Comunale di Trinità d'Agultu, durante una partita di Seconda categoria, si è consumato un nuovo episodio di razzismo, denunciato da calciatori, dirigenti e tifosi della squadra ospite, quella del Santa Teresa: vittime i quattro atleti africani (tre in campo, uno in panchina) ospiti del centro di accoglienza temporaneo per migranti di Porto Pozzo inseriti nelle file della squadra lungonese, che per 90 minuti sarebbero stati fatti oggetto di gravi insulti nel rettangolo di gioco e a bordo campo.
L’espulsione di Ibraim Peter Kouiate per un fallo di gioco a pochi minuti dal termine della gara ha acuito la tensione: «Scimmioni, africani, siete abituati a correre con i leoni», questa e altre frasi irripetibili sono state dette in campo all'indirizzo dei tre calciatori durante la partita, racconta Giovanni Bitti, uno dei tifosi al seguito dei biancoazzurri . «Dagli spalti abbiamo chiesto più volte di calmare gli animi, sollecitando anche all'arbitro». Ma la partita è andata avanti come se niente fosse. Aggiunge Tomaso Mannoni: «Sono stati insulti gratuiti, che hanno contributo a fomentare il clima di tensione. Una brutta pagina nel mondo delle piccole realtà di calcio. Sono volati anche spintoni».
Le testimonianze. Amareggiato il capitano del Santa Teresa, Mattia Piazza: «Sono volate parole grosse, esagerate in ogni campo, di gioco e di vita. Ho chiesto anche io di calmare gli animi, ma la situazione ormai era sfuggita di mano». Da dietro la rete del campo di calcio anche il capitano titolare della squadra biancoazzurra, Paolo Bitti, ha chiesto a più riprese di abbassare i toni. «Ma sono state parole al vento – incalza il tifoso Mannoni –, pubblico composto, nulla da dire, è vergognoso, invece, che proprio in campo ci siano stati comportamenti scorretti finiti in scaramucce». Il presidente del Trinità, Pietro Addis afferma di non aver sentito proferire alcuna parola offensiva. Anche quando è stato espulso il 19enne Ibraim Peter Kouiate.
«Ero impegnato a fare il guardalinee – spiega –, ho visto solo la mischia successiva, mi trovavo a 30 metri, non so dire cosa sia successo né se siano volate parole offensive nei confronti dei ragazzi di colore». Poi sottolinea che la sua stessa squadra nel 2014 era stata vittima di un episodio di razzismo:«All'epoca tra le nostre file c'era il senegalese “Fadel” . A Perfugas dagli spalti volarono insulti al centrocampista. Quindi, siamo i primi a condannare gesti simili. A fine gara abbiamo addirittura invitato gli ospiti al terzo tempo. La nostra società , quest'anno festeggia 50 anni, contiamo tre settori giovanili. Crediamo molto nei valori del mondo sportivo».
I sindaci. Sulla stessa linea il sindaco Giampiero Carta: «Di sicuro non è un atto razzista – dichiara –, non so cosa sia successo in campo, ma sono convinto che si sia trattato di un episodio legato solo a questioni agonistiche. Lo sport, il calcio, deve essere vissuto nel rispetto massimo di tutti e per tutti». Per il sindaco di Santa Teresa, Stefano Pisciottu «bisogna favorire l'integrazione e il rispetto, ancor più nel mondo dilettantistico. Si corre il rischio di avere ripercussioni sui campi di gioco di quanto sta avvenendo a livello nazionale. Lo sport in generale non va inquinato con discussioni razziste, i risultati sono legati solo alle capacità agonistiche delle squadre».
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