Fallita strage nel palazzo: un anno all’incendiario
di Tiziana Simula
La corte d’assise ha derubricato la pesante accusa in tentato danneggiamento Andrea Derosas aveva cercato di dare fuoco al condominio in via degli Ulivi
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OLBIA. Su di lui pendeva l’accusa pesantissima di strage. Reato derubricato a tentato danneggiamenti con pericolo di incendio dalla corte d’assise di Sassari che ieri ha condannato ad un anno (pena sospesa) Andrea Derosas, 38 anni di Olbia.
Un anno fa, con del liquido infiammabile e una bombola del gas aveva cercato di far saltare in aria un palazzo di via Degli Ulivi, traversa di via Veronese. L’elegante condominio “20Cinque”, prima di finire all’asta, apparteneva alla sua famiglia. Ai carabinieri che lo avevano arrestato, l’uomo aveva detto di non aver mai accettato che quel bene di famiglia fosse stato comprato all’asta da una società immobiliare. Avrebbe quindi pianificato una sorta di personale vendetta nei confronti della società immobiliare.
Ieri, Andrea Derosas, assistito dall’avvocato Guido Da Tome è stato condannato ad un anno (pena sospesa) per tentato danneggiamento con pericolo di incendio: la Corte d’Assise ha ritenuto che non fosse configurabile il reato di strage, derubricando il fatto contestato all’imputato. Il pubblico ministero Nadia La Femina aveva sollecitato una condanna più pesante per l’uomo, contestandogli il reato di tentato incendio.
Il fatto era accaduto la notte del 15 gennaio 2017. Prima di cercare di dare fuoco al palazzo, si era sbarazzato delle tre telecamere che garantivano la videosorveglianza del condominio: una decina di appartamenti, tra cui due attici e una piscina, distribuiti su tre piani. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Derosas avrebbe quindi svuotato delle taniche di zibro, il liquido infiammabile con cui vengono alimentate le stufe, lungo i corridoi, nei pianerottoli e davanti gli ingressi degli appartamenti. Poi, aveva portato all'interno una bombola a Gpl. Ma i movimenti di Derosas avevano attirato l'attenzione del cagnolino di una coppia che vive nel palazzo. Il suo proprietario si era alzato per vedere cosa stesse succedendo e ai carabinieri aveva raccontato di aver visto un uomo incappucciato che davanti a una bombola del gas stava cercando di appiccare il fuoco. Alla sua vista, era fuggito. Poche ore dopo, i militari era risaliti al 38enne. Durante l'interrogatorio l'uomo aveva spiegato le ragioni del suo gesto, a metà tra la disperazione e la vendetta. L’immobile di via degli Ulivi apparteneva alla famiglia Derosas. A causa di difficoltà economiche era stato pignorato e poi era finito all'asta. Derosas era stato arrestato, poi, gli erano stati concessi i domiciliari e successivamente il divieto di dimora ad Olbia.
Ieri il processo in Corte d’Assise, competente per il reato di strage, e la decisione dei giudici di allegerire la sua posizione.
Un anno fa, con del liquido infiammabile e una bombola del gas aveva cercato di far saltare in aria un palazzo di via Degli Ulivi, traversa di via Veronese. L’elegante condominio “20Cinque”, prima di finire all’asta, apparteneva alla sua famiglia. Ai carabinieri che lo avevano arrestato, l’uomo aveva detto di non aver mai accettato che quel bene di famiglia fosse stato comprato all’asta da una società immobiliare. Avrebbe quindi pianificato una sorta di personale vendetta nei confronti della società immobiliare.
Ieri, Andrea Derosas, assistito dall’avvocato Guido Da Tome è stato condannato ad un anno (pena sospesa) per tentato danneggiamento con pericolo di incendio: la Corte d’Assise ha ritenuto che non fosse configurabile il reato di strage, derubricando il fatto contestato all’imputato. Il pubblico ministero Nadia La Femina aveva sollecitato una condanna più pesante per l’uomo, contestandogli il reato di tentato incendio.
Il fatto era accaduto la notte del 15 gennaio 2017. Prima di cercare di dare fuoco al palazzo, si era sbarazzato delle tre telecamere che garantivano la videosorveglianza del condominio: una decina di appartamenti, tra cui due attici e una piscina, distribuiti su tre piani. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Derosas avrebbe quindi svuotato delle taniche di zibro, il liquido infiammabile con cui vengono alimentate le stufe, lungo i corridoi, nei pianerottoli e davanti gli ingressi degli appartamenti. Poi, aveva portato all'interno una bombola a Gpl. Ma i movimenti di Derosas avevano attirato l'attenzione del cagnolino di una coppia che vive nel palazzo. Il suo proprietario si era alzato per vedere cosa stesse succedendo e ai carabinieri aveva raccontato di aver visto un uomo incappucciato che davanti a una bombola del gas stava cercando di appiccare il fuoco. Alla sua vista, era fuggito. Poche ore dopo, i militari era risaliti al 38enne. Durante l'interrogatorio l'uomo aveva spiegato le ragioni del suo gesto, a metà tra la disperazione e la vendetta. L’immobile di via degli Ulivi apparteneva alla famiglia Derosas. A causa di difficoltà economiche era stato pignorato e poi era finito all'asta. Derosas era stato arrestato, poi, gli erano stati concessi i domiciliari e successivamente il divieto di dimora ad Olbia.
Ieri il processo in Corte d’Assise, competente per il reato di strage, e la decisione dei giudici di allegerire la sua posizione.
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