Rally, il mistero dell’addio a Olbia
Dario Budroni
Il sindaco Settimo Nizzi: «Non ci hanno detto il perché». Gli albergatori: «La colpa non è nostra»
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OLBIA. I patti erano questi: una volta ad Alghero e una volta a Olbia. Invece niente. La città non sarà la sede del prossimo mondiale di rally. E difficilmente lo sarà nei prossimi anni. Tutto nuovamente ad Alghero. Olbia dice così addio al suo sogno mondiale e a una lunga storia motoristica cominciata negli anni Settanta. Ma adesso si cerca di capire il perché. La questione è avvolta nel mistero. Lo stesso sindaco Settimo Nizzi non sa perché il promoter del Wrc, cioè l’organizzatore internazionale del campionato del mondo, abbia deciso di dire no a Olbia. Secondo alcune indiscrezioni il motivo sarebbe legato alla scarsa partecipazione di pubblico e al no categorico di alcuni team per via dei prezzi delle strutture ricettive. Una tesi alla quale gli albergatori olbiesi non credono.
Olbia no. L’Aci Italia si è fatta portavoce e ha comunicato al sindaco il no della Fia e soprattutto della società promoter, che ha sede in Germania. «Il motivo non lo conosco. Magari un giorno, forse, ce lo faranno sapere – commenta amareggiato Settimo Nizzi –. Mi è stato solo detto che al promoter del rally Olbia non piace più. Eravamo disposti a investire 200mila euro e quei soldi adesso li utilizzeremo per altro». Nel giugno 2017, quando il rally Wrc dopo anni era semi–tornato a Olbia grazie all’arrivo di una tappa in città, sindaci e organizzatori si erano lasciati con un patto. «Avevamo deciso per l’alternanza tra Olbia e Alghero come città sede del mondiale, ma a quanto pare Olbia non va più bene. E non penso proprio che Olbia non sia una città vivibile, apprezzabile e pronta a ospitare questo tipo di eventi. E non penso nemmeno che dietro ci sia un motivo politico...» aggiunge Settimo Nizzi
Gli albergatori. Fabio Fiori, presidente dell’Associazione albergatori, parla chiaro. «È una falsità ciò che si vocifera – dice –. Non è vero che i prezzi delle strutture olbiesi siano superiori a quelli di Alghero. Noi abbiamo rapporti con i colleghi della città catalana e conosciamo benissimo i loro prezzi, che sono gli stessi. Questa è una scusa, è un pretesto. Quindi vogliamo che si faccia chiarezza e che si dica apertamente perché hanno detto no a Olbia. A noi risulta che i team si siano sempre trovati bene qui».
L’amarezza di Mirtò. Lo scorso anno il brand Mirtò, che da tempo lavora anche su Alghero soprattutto in occasione del mondiale Wrc, aveva avuto un ruolo chiave nel riportare le auto da rally a Olbia. «Mirtò ha ottimi rapporti con l’Aci e con Alghero, città a cui siamo legati e con la quale contiamo di collaborare ancora – commenta Nicola Mancini, fondatore di Mirtò –. Però quest’anno non andremo al mondiale perché non siamo in sintonia con il promoter del rally, visto che ha poca stima nei confronti di Olbia che è la nostra città. Siamo dispiaciuti e amareggiati così come lo è il sindaco Nizzi».
Olbia no. L’Aci Italia si è fatta portavoce e ha comunicato al sindaco il no della Fia e soprattutto della società promoter, che ha sede in Germania. «Il motivo non lo conosco. Magari un giorno, forse, ce lo faranno sapere – commenta amareggiato Settimo Nizzi –. Mi è stato solo detto che al promoter del rally Olbia non piace più. Eravamo disposti a investire 200mila euro e quei soldi adesso li utilizzeremo per altro». Nel giugno 2017, quando il rally Wrc dopo anni era semi–tornato a Olbia grazie all’arrivo di una tappa in città, sindaci e organizzatori si erano lasciati con un patto. «Avevamo deciso per l’alternanza tra Olbia e Alghero come città sede del mondiale, ma a quanto pare Olbia non va più bene. E non penso proprio che Olbia non sia una città vivibile, apprezzabile e pronta a ospitare questo tipo di eventi. E non penso nemmeno che dietro ci sia un motivo politico...» aggiunge Settimo Nizzi
Gli albergatori. Fabio Fiori, presidente dell’Associazione albergatori, parla chiaro. «È una falsità ciò che si vocifera – dice –. Non è vero che i prezzi delle strutture olbiesi siano superiori a quelli di Alghero. Noi abbiamo rapporti con i colleghi della città catalana e conosciamo benissimo i loro prezzi, che sono gli stessi. Questa è una scusa, è un pretesto. Quindi vogliamo che si faccia chiarezza e che si dica apertamente perché hanno detto no a Olbia. A noi risulta che i team si siano sempre trovati bene qui».
L’amarezza di Mirtò. Lo scorso anno il brand Mirtò, che da tempo lavora anche su Alghero soprattutto in occasione del mondiale Wrc, aveva avuto un ruolo chiave nel riportare le auto da rally a Olbia. «Mirtò ha ottimi rapporti con l’Aci e con Alghero, città a cui siamo legati e con la quale contiamo di collaborare ancora – commenta Nicola Mancini, fondatore di Mirtò –. Però quest’anno non andremo al mondiale perché non siamo in sintonia con il promoter del rally, visto che ha poca stima nei confronti di Olbia che è la nostra città. Siamo dispiaciuti e amareggiati così come lo è il sindaco Nizzi».
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