Aste, il giudice Di Giacomo resta sospeso
di Tiziana Simula
Il tribunale del Riesame ha rigettato l’appello del difensore che chiedeva la revoca della misura interdittiva di un anno
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TEMPIO. Nessuna revoca. Il tribunale del Riesame di Roma ha confermato la sospensione per un anno del giudice del tribunale di Tempio Alessandro Di Giacomo, indagato per la presunta turbativa d’asta legata alla vendita della villa dell’imprenditore arzachenese Sebastiano Ragnedda. I giudici del Riesame hanno rigettato l’appello presentato dal suo difensore, l’avvocato Giandomenico Caiazza, col quale si chiedeva la revoca della misura interdittiva disposta dal gip di Roma Giulia Proto. Ma hanno respinto anche quello del pubblico ministero Stefano Rocco Fava che sollecitava un aggravamento della misura: dalla sospensione per un anno, alla custodia in carcere. Richiesta già formulata inizialmente dal pm e rigettata dal gip che aveva ritenuto sufficiente l’applicazione della sospensione per un anno dalle funzioni di magistrato. Il provvedimento del Riesame arriva dopo una lunga attesa, a un mese dall’udienza in cui si era discussa la richiesta di revoca della misura interdittiva. Nessun commento, al momento, da parte dell’avvocato Caiazza. «Attendiamo di conoscere le motivazioni», dice il difensore.
Il giudice del tribunale di Tempio è indagato dalla procura di Roma per turbativa d’asta, falso, abuso d’ufficio e omissione di atti d’ufficio. Secondo l’accusa, Di Giacomo avrebbe favorito, in concorso con gli altri indagati – sei magistrati (di cui uno in pensione), due avvocati e un perito – l’aggiudicazione della villa di Ragnedda, acquistata dai magistrati Andrea Schirra e Chiara Mazzaroppi a un prezzo inferiore rispetto al valore reale, con un abbattimento del 25 %. Nell’appello, il difensore di Di Giacomo ribadiva l’illogicità dell’imputazione. «Siamo chiamati a rispondere di un falso commesso nel 2013, ma non capiamo con quali finalità, e per favorire chi, visto che in quell’anno erano ignoti gli acquirenti che avrebbero acquistato tre anni dopo», aveva detto. Nessun rapporto tra il giudice e i due aggiudicatari della villa emergerebbe poi dalle intercettazioni. Ma la tesi difensiva non ha convinto il Riesame che ha confermato la sospensione del giudice.
Oltre a Di Giacomo, è sospeso per un anno il perito che ha valutato l’immobile venduto all’asta, Ermanno Giua, e il giudice sassarese Elisabetta Carta, indagata per rivelazione di segreti d’ufficio , che ha già presentato appello contro la misura interdittiva di sei mesi.
Il giudice del tribunale di Tempio è indagato dalla procura di Roma per turbativa d’asta, falso, abuso d’ufficio e omissione di atti d’ufficio. Secondo l’accusa, Di Giacomo avrebbe favorito, in concorso con gli altri indagati – sei magistrati (di cui uno in pensione), due avvocati e un perito – l’aggiudicazione della villa di Ragnedda, acquistata dai magistrati Andrea Schirra e Chiara Mazzaroppi a un prezzo inferiore rispetto al valore reale, con un abbattimento del 25 %. Nell’appello, il difensore di Di Giacomo ribadiva l’illogicità dell’imputazione. «Siamo chiamati a rispondere di un falso commesso nel 2013, ma non capiamo con quali finalità, e per favorire chi, visto che in quell’anno erano ignoti gli acquirenti che avrebbero acquistato tre anni dopo», aveva detto. Nessun rapporto tra il giudice e i due aggiudicatari della villa emergerebbe poi dalle intercettazioni. Ma la tesi difensiva non ha convinto il Riesame che ha confermato la sospensione del giudice.
Oltre a Di Giacomo, è sospeso per un anno il perito che ha valutato l’immobile venduto all’asta, Ermanno Giua, e il giudice sassarese Elisabetta Carta, indagata per rivelazione di segreti d’ufficio , che ha già presentato appello contro la misura interdittiva di sei mesi.
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