L’addio a don Giuseppe Inzaina
Oggi i funerali del sacerdote calangianese. Il commosso ricordo di don Tamponi
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CALANGIANUS. E’ scomparso don Giuseppe Inzaina , classe, 1924, sacerdote calangianese, dal 2007 parroco emerito. Le sue condizioni di salute si erano aggravate negli ultimi mesi. Si è spento nella sua casa di via Padre Manzella. Una lunga fila di concittadini si è recata sabato a salutarlo e ieri mattina la salma, con i paramenti sacerdotali, è stata trasferita nella chiesa di Santa Croce dove è stata allestita la camera ardente. Dopo la messa vespertina è stata trasportata nella chiesa parrocchiale e qui, alle 20, la comunità ha recitato il rosario meditato. Oggi invece alle 10,30 sarà celebrato il funerale alla presenza del vescovo Sebastiano Sanguinetti. Don Inzaina fu ordinato sacerdote nel 29 giugno 1948 da Mons.Albino Morera a Tempio; subito fu viceparroco di mons. Cimino nella parrocchia di San Paolo a Olbia e dal 1952 al 1974 fu nominato parroco di Luogosanto. Nel 1954 la Madonna di Luogosanto fu incoronata, in una memorabile partecipata cerimonia, Regina di Gallura. In quegli anni coordinò il lavoro per una monografia del paese. Dal 1974 al 1981, fu rettore del seminario diocesano di Tempio. Dal 1981 al 2008, parroco di Santa Giusta nel suo paese.
Con lui scompare un pezzo della storia calangianese perché Don Giuseppe nel guardare all’oggi era alla ricerca delle radici vere e profonde della sua gente. Il suo dono a questa storia “Assassinio a Damasco”, il libro su padre Tommaso, cappuccino farmacista trucidato nel 1847. Di lui si ricorda il grande dialogo con tutti, la bella stagione del consiglio pastorale che coinvolse le varie realtà ecclesiali in un organismo attivo e propositivo. «Fu il parroco dei calangianesi nei “tempi d’oro”- ricorda in una nota don Antonio Tamponi, il parroco calangianese della cattedrale di Tempio-: li stimava, promuoveva la partenza per gli studi universitari che teneva in alta considerazione. Era difficilmente vulnerabile agli umori del popolo e li reggeva. Talvolta li correggeva, tal altra, pur di non entrare in conflitto, sapeva custodire tutto nel silenzio. Il segreto sulle questioni delicate era profondamente radicato in lui». E poi: «Era tanto sportivo da frequentare lo stadio. Il pallone era così piacevole per lui, tanto che alcune tattiche le riportava come esempi omiletici …..Ha amato il Signore, l’Azione Cattolica, la Dc di Moro, lo sport, l’alto giornalismo i suoi parrocchiani. Oggi è in Paradiso». (p.z.)
Con lui scompare un pezzo della storia calangianese perché Don Giuseppe nel guardare all’oggi era alla ricerca delle radici vere e profonde della sua gente. Il suo dono a questa storia “Assassinio a Damasco”, il libro su padre Tommaso, cappuccino farmacista trucidato nel 1847. Di lui si ricorda il grande dialogo con tutti, la bella stagione del consiglio pastorale che coinvolse le varie realtà ecclesiali in un organismo attivo e propositivo. «Fu il parroco dei calangianesi nei “tempi d’oro”- ricorda in una nota don Antonio Tamponi, il parroco calangianese della cattedrale di Tempio-: li stimava, promuoveva la partenza per gli studi universitari che teneva in alta considerazione. Era difficilmente vulnerabile agli umori del popolo e li reggeva. Talvolta li correggeva, tal altra, pur di non entrare in conflitto, sapeva custodire tutto nel silenzio. Il segreto sulle questioni delicate era profondamente radicato in lui». E poi: «Era tanto sportivo da frequentare lo stadio. Il pallone era così piacevole per lui, tanto che alcune tattiche le riportava come esempi omiletici …..Ha amato il Signore, l’Azione Cattolica, la Dc di Moro, lo sport, l’alto giornalismo i suoi parrocchiani. Oggi è in Paradiso». (p.z.)
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