La Nuova Sardegna

Olbia

Il dolore di Calangianus: «Addio al genio del ferro»

di Pietro Zannoni
Il dolore di Calangianus: «Addio al genio del ferro»

Gli amici ricordano l’operaio che si è suicidato nell’azienda in cui lavorava: «Le sue debolezze hanno preso il sopravvento sulle sue capacità professionali»

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CALANGIANUS. Paese attonito per quanto successo lunedì mattina in una azienda di trasporti di Olbia. Il suicidio di un padre di una famiglia di cinque figli ha sconvolto un’intera comunità, nella quale tutti si conoscono. Spesso si è anche a conoscenza dei drammi che ogni famiglia vive al suo interno tanto più se la famiglia interessata è davvero apprezzata, con cinque figli solari. In questo caso, poi, quante le mani tese. Così questa terribile notizia ha avuto quasi la ufficialità alla fine del rito funebre di don Giuseppe Inzaina, quando il vescovo vi ha accennato, lui per primo commosso, provocando un forte brusio fra i presenti, molti dei quali ignari dell’accaduto. Il presule ha trovato le giuste parole perché dal testamento spirituale del vecchio parroco si trovassero le coordinate affinché l’intera comunità stesse vicino al figlio ormai prossimo al sacerdozio, che da parte sua era stato vicino a don Inzaina aiutandolo a celebrare le ultime messe.

«È stata una tragedia che ci addolora – dicono gli amici –. Sappiamo il dramma vissuto dalla famiglia in questi anni, quante amarezze registrate nel verificare che erano vani i tentativi di rimetterlo in carreggiata. Eppure che energia i familiari, che voglia di superare i vari brutti momenti perché la vita premeva, decisi a non farsi condizionare dalle debolezze di un padre. E per questo fra i figli c’era chi cercava sempre un costante dialogo con il genitore». «Ho davanti agli occhi – dice un coetaneo dell’operaio che ha spezzato la sua vita in un modo terrificante- la sua genialità, la sua perizia nell’arte del lavoro del ferro, nel trovare soluzioni in particolari lavori. Poi ci siamo accorti che tanta intelligenza e spirito di iniziativa sembrava avere delle pause. Capivi che aveva altri pensieri». «Quello che mi amareggia - dice un amico con cui in gioventù l'operaio aveva vissuto momenti di grande serenità - è che tempo fa diceva a me ed altri che dopo tanti momenti brutti, ora poteva riprendersi con il lavoro ritrovato. L’avevo anche invitato a frequentarci, visto che anch’io lavoro a Olbia. Ora, mi tormento a pensare che non dovevo solo aspettare una sua telefonata. Potevo ancora parlare con lui e, chissà, aiutarlo» .

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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