Parcheggi e palestra di via Nanni il giudice deciderà il risarcimento
di Giandomenico Mele
Il Tar dà ragione al Comune che resta titolare delle strutture dopo i ricorsi sul valore degli espropri Ora si dovrà quantificare l’entità dei danni patrimoniali rivendicati dagli ex proprietari dei terreni
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OLBIA. I parcheggi di via Nanni e la palestra della scuola “Ettore Pais” restano al Comune e sarà il giudice ordinario a dover quantificare l’eventuale risarcimento dei danni a favore delle ricorrenti ed ex proprietarie dei terreni espropriati, le sorelle Lupacciolu. Il Tar della Sardegna ha accolto l’eccezione del difetto di giurisdizione presentata dal Comune, in merito al ricorso presentato dalla famiglia Lupacciolu, che contestava il decreto di acquisizione sanante del 17 ottobre 2014, adottato dal Comune per definire il procedimento avviato per l’espropriazione dell’area di loro proprietà e mai ritualmente concluso, esclusivamente sotto il profilo patrimoniale, lamentando un’errata quantificazione delle somme risarcitorie o indennitarie liquidate in loro favore. Il Comune mette a segno, dunque, un punto a suo favore e la causa di risarcimento dovrà iniziare daccapo davanti a un tribunale ordinario.
Il sindaco. La curiosità è che la causa, seppure in sede risarcitoria, è tornata nelle mani del Comune, con Settimo Nizzi nella carica di sindaco. Fu la sua giunta nel 2004 che decise di espropriare alcuni terreni di via Nanni per farne un parcheggio. Su quelle stesse aree venne realizzata anche una parte della palestra della scuola media. I proprietari fecero ricorso. All'inizio del 2013 arrivò la sentenza che diede ragione ai privati, valutando illegittimi gli atti del Comune. Venne così nominato un commissario ad acta per dare esecuzione alla sentenza: restituì le aree ai proprietari, ma senza attribuire a ciascuno una porzione precisa. Provvedimento impugnato dai privati. Cambiò la giunta e l’allora assessore Carlo Careddu raggiunse un accordo con alcune delle famiglie proprietarie.
Il prezzo. Fu la quantificazione economica circa il valore delle aree espropriate, allora, ad aprire un nuovo fronte di scontro. L’ente locale si basò sulla perizia fatta dall’Agenzia del territorio. Per i proprietari il valore al metro quadro era più del doppio di quello proposto dal Comune. Così si decise di ripartire dalla soluzione indicata dal Consiglio di Stato, con la formula dell’acquisizione sanante. Da qui il nuovo fronte processuale aperto davanti al Tar della Sardegna. Il ricorso presentato dalle sorelle Lupacciolu, quindi, si inseriva nella richiesta di condanna dell’amministrazione comunale al pagamento delle maggiori somme dovute alle ricorrenti per effetto proprio del decreto di acquisizione sanante dell’ottobre 2014.
Il diniego. L’azione proposta, quindi, non riguardava la legittimità del decreto né il suo annullamento, ma esclusivamente il profilo patrimoniale della quantificazione delle somme risarcitorie e/o indennitarie liquidate a favore delle signore Lupacciolu. Su ogni questione relativa all’ammontare dell’indennizzo quantificato dall’amministrazione, dunque, il Tar ha declinato la propria giurisdizione in favore di quella del giudice ordinario.
Il sindaco. La curiosità è che la causa, seppure in sede risarcitoria, è tornata nelle mani del Comune, con Settimo Nizzi nella carica di sindaco. Fu la sua giunta nel 2004 che decise di espropriare alcuni terreni di via Nanni per farne un parcheggio. Su quelle stesse aree venne realizzata anche una parte della palestra della scuola media. I proprietari fecero ricorso. All'inizio del 2013 arrivò la sentenza che diede ragione ai privati, valutando illegittimi gli atti del Comune. Venne così nominato un commissario ad acta per dare esecuzione alla sentenza: restituì le aree ai proprietari, ma senza attribuire a ciascuno una porzione precisa. Provvedimento impugnato dai privati. Cambiò la giunta e l’allora assessore Carlo Careddu raggiunse un accordo con alcune delle famiglie proprietarie.
Il prezzo. Fu la quantificazione economica circa il valore delle aree espropriate, allora, ad aprire un nuovo fronte di scontro. L’ente locale si basò sulla perizia fatta dall’Agenzia del territorio. Per i proprietari il valore al metro quadro era più del doppio di quello proposto dal Comune. Così si decise di ripartire dalla soluzione indicata dal Consiglio di Stato, con la formula dell’acquisizione sanante. Da qui il nuovo fronte processuale aperto davanti al Tar della Sardegna. Il ricorso presentato dalle sorelle Lupacciolu, quindi, si inseriva nella richiesta di condanna dell’amministrazione comunale al pagamento delle maggiori somme dovute alle ricorrenti per effetto proprio del decreto di acquisizione sanante dell’ottobre 2014.
Il diniego. L’azione proposta, quindi, non riguardava la legittimità del decreto né il suo annullamento, ma esclusivamente il profilo patrimoniale della quantificazione delle somme risarcitorie e/o indennitarie liquidate a favore delle signore Lupacciolu. Su ogni questione relativa all’ammontare dell’indennizzo quantificato dall’amministrazione, dunque, il Tar ha declinato la propria giurisdizione in favore di quella del giudice ordinario.
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