La minoranza replica sull’hotel Limbara: denunce inascoltate
di Angelo Mavuli
Una lettera di Alessandra Amic al sindaco Biancareddu «Segnalai i furti. Non c’è alcun documento della giunta»
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TEMPIO. «Come è ormai suo costume, Andrea Biancareddu, richiesto di chiarimenti sull’Hotel Limbara (fatto oggetto di presunti furti e abbandonato a se stesso), reagisce irridendo le minoranze che hanno denunciato il fatto, piuttosto che chiarire i ritardi con cui l’esecutivo si è mosso». È l’incipit di un comunicato di Alessandra Amic, una sorta di lettera ad Andrea Biancareddu, che qualche giorno fa, con un comunicato, aveva risposto a muso duro alle diverse critiche delle minoranze.
«Non mi sorprendono – scrive Amic rivolgendosi al sindaco – né lo stile signorile che la contraddistingue sempre nei dibattiti a lei evidentemente poco graditi, né i contenuti del suo comunicato. Indubbiamente la lingua batte dove il dente duole. Ancora una volta prendiamo atto che, come è suo costume, anziché rispondere alla richiesta di chiarimenti, preferisce attaccare e offendere».
Alessandra Amic si dice rammaricata e rileva «la suatotale mancanza di rispetto non solo nei confronti di chi per mandato assolve ai propri doveri di consigliere, ma anche nei confronti di tutti quei cittadini che in questa amministrazione riponevano grandi aspettative, confidando nella sua lunga esperienza politica». E ancora contesta: «Lei anziché rispondere alle mie osservazioni sulla grave vicenda, violando apertamente la mia privacy, preferisce parlare delle mie ferie di agosto. Come se la cosa fosse una colpa e non un diritto del quale, peraltro, anche lei gode in qualunque periodo dell’anno grazie al suo stato». Quindi i contenuti del caso. «Per quanto concerne la vicenda, in estrema sintesi, le ricordo che già dal giugno scorso, inascoltata, ho segnalato i presunti furti. Mi fu risposto “di non preoccuparmi perché era tutto in regola”. Ho constatato subito, invece, che non era assolutamente “tutto in regola”, che non esisteva alcuna documentazione con la quale il Comune, unico proprietario di tutto, (immobile e arredi compresi), autorizzasse chicchessia a “trasportare” altrove beni e suppellettili vari. Concordo con lei signor Sindaco sul fatto che, grazie alla sua totale inerzia non esiste alcuna delibera della giunta Biancareddu relativa a all’Hotel Limbara – rileva ancora la Amic –. Infatti tutto è andato in malora. Eppure tra gli obblighi dell’esecutivo vi è anche quello del controllo sulla legale e corretta esecuzione dei contratti, a partire dall’incasso dei canoni per finire con la redazione degli inventari dei beni locati, che a tutt’oggi mi risultano entrambi inesistenti. Circostanza che mi porta a chiedere come si possano accertare gli ammanchi se prima non si è provveduto ad inventariarli. È superfluo ricordare che l'originaria locazione di Curradureddu venne concessa nel 2006 con la delibera n. 96 della giunta allora in carica della quale facevano parte come assessori anche Gianni Addis e Francesco Quarnienti». Quindi la conclusione: «Rimango infine basita quando il sindaco accusa le opposizioni di non essere arrivati sui fatti prima dell’amministrazione. La favola del lupo e l’agnello è ancora valida».
«Non mi sorprendono – scrive Amic rivolgendosi al sindaco – né lo stile signorile che la contraddistingue sempre nei dibattiti a lei evidentemente poco graditi, né i contenuti del suo comunicato. Indubbiamente la lingua batte dove il dente duole. Ancora una volta prendiamo atto che, come è suo costume, anziché rispondere alla richiesta di chiarimenti, preferisce attaccare e offendere».
Alessandra Amic si dice rammaricata e rileva «la suatotale mancanza di rispetto non solo nei confronti di chi per mandato assolve ai propri doveri di consigliere, ma anche nei confronti di tutti quei cittadini che in questa amministrazione riponevano grandi aspettative, confidando nella sua lunga esperienza politica». E ancora contesta: «Lei anziché rispondere alle mie osservazioni sulla grave vicenda, violando apertamente la mia privacy, preferisce parlare delle mie ferie di agosto. Come se la cosa fosse una colpa e non un diritto del quale, peraltro, anche lei gode in qualunque periodo dell’anno grazie al suo stato». Quindi i contenuti del caso. «Per quanto concerne la vicenda, in estrema sintesi, le ricordo che già dal giugno scorso, inascoltata, ho segnalato i presunti furti. Mi fu risposto “di non preoccuparmi perché era tutto in regola”. Ho constatato subito, invece, che non era assolutamente “tutto in regola”, che non esisteva alcuna documentazione con la quale il Comune, unico proprietario di tutto, (immobile e arredi compresi), autorizzasse chicchessia a “trasportare” altrove beni e suppellettili vari. Concordo con lei signor Sindaco sul fatto che, grazie alla sua totale inerzia non esiste alcuna delibera della giunta Biancareddu relativa a all’Hotel Limbara – rileva ancora la Amic –. Infatti tutto è andato in malora. Eppure tra gli obblighi dell’esecutivo vi è anche quello del controllo sulla legale e corretta esecuzione dei contratti, a partire dall’incasso dei canoni per finire con la redazione degli inventari dei beni locati, che a tutt’oggi mi risultano entrambi inesistenti. Circostanza che mi porta a chiedere come si possano accertare gli ammanchi se prima non si è provveduto ad inventariarli. È superfluo ricordare che l'originaria locazione di Curradureddu venne concessa nel 2006 con la delibera n. 96 della giunta allora in carica della quale facevano parte come assessori anche Gianni Addis e Francesco Quarnienti». Quindi la conclusione: «Rimango infine basita quando il sindaco accusa le opposizioni di non essere arrivati sui fatti prima dell’amministrazione. La favola del lupo e l’agnello è ancora valida».
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