Nuove emergenze per Otorino continua la protesta dei pazienti
Alcuni interventi “stoppati” per la mancanza della terapia intensiva al Paolo Dettori di Tempio E per l’assenza di un patologo si spediscono i tessuti a Olbia mentre è in corso l’operazione
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OLBIA. Il reparto di Otorino di Tempio, unico in Gallura, è tra i primi in Sardegna per numero di interventi. Qui vengono a operarsi da tutta l’isola, ma sempre qui molti pazienti vengono “bocciati” e indirizzati verso altri ospedali se diventa necessaria la presenza della rianimazione. Questa, però, non è l’unica emergenza che si vive al Paolo Dettori. La mancanza di un patologo, costringe a far “viaggiare” i tessuti da esaminare verso Olbia. E questo è accaduto anche con il paziente sotto i ferri.
A parlarne sono stati alcuni pazienti, che hanno voluto raccontare le esperienze vissute. «Io - dice una signora - ho ricevuto un secco no dall’anestesista per sottopormi all’intervento. Sono cardiopatica e dovevo essere operata per un tumore alla laringe. Ho fatto qui a Tempio la tac, l’endoscopia e tutto ciò che era necessario. Aspettavo solo la chiamata, invece l’anestesista è stata costretta a non mandarmi sul tavolo operatorio perché non c’è la terapia intensiva. Ma come è possibile? Io volevo farmi operare a Tempio e ora devo andare per forza da un’altra parte». Non solo. Gli specialisti di Otorinolaringoiatria si trovano spesso a doversi occupare di casi urgenti da dirottare verso altri ospedali, solo per l’assenza della rianimazione. Di conseguenza, la mobilità passiva (in questo caso forzata) è in continuo aumento. Eppure a Tempio, come precisa la stessa Assl nel sito, vengono trattate “tutte le patologie tumorali benigne e maligne del distretto testa collo ed in particolare i tumori del cavo orale, del naso, della faringe, della laringe, dell’orecchio, delle ghiandole salivari, della tiroide e del collo in generale. Ma anche le principali patologie malformative acquisite e congenite, infiammatorie e traumatiche degli stessi distretti”.
L’assenza della rianimazione, però, unita all’insufficienza del personale, rallenta l’attività chirurgica. Lo stesso problema, quindi è vissuto da Ortopedia, Chirurgia e Ostetricia-Ginecologia. «Al “Dettori”- ricordano alcuni sindacalisti - è stata creata la “piattaforma chirurgica” per meglio distribuire il personale, soprattutto quello infermieristico. Una piattaforma che non esiste solo sulla carta, ma che non può essere operativa al meglio proprio per la mancanza della rianimazione».
Ed ecco l’altro caso sollevato dalla moglie di un paziente. Legato, stavolta, all’assenza di un patologo a Tempio. «Durante l’operazione a cui è stato sottoposto mio marito (tumore alle ghiandole salivari), era previsto che una parte del tessuto dovesse essere analizzato. Ma il tessuto è stato “spedito” a Olbia in ambulanza. E tutto ciò è accaduto mentre mio marito era addormentato sul tavolo operatorio. Quindi: si è atteso che l’ambulanza arrivasse a destinazione, che l’esame venisse completato e che il patologo chiamasse la sala operatoria di Tempio per dare i risultati e per proseguire l’intervento. Mio marito ora sta bene. E’ stato curato e operato dagli otorini di Tempio in modo esemplare, ma una situazione come questa non può rimanere nascosta».(s.p.)
A parlarne sono stati alcuni pazienti, che hanno voluto raccontare le esperienze vissute. «Io - dice una signora - ho ricevuto un secco no dall’anestesista per sottopormi all’intervento. Sono cardiopatica e dovevo essere operata per un tumore alla laringe. Ho fatto qui a Tempio la tac, l’endoscopia e tutto ciò che era necessario. Aspettavo solo la chiamata, invece l’anestesista è stata costretta a non mandarmi sul tavolo operatorio perché non c’è la terapia intensiva. Ma come è possibile? Io volevo farmi operare a Tempio e ora devo andare per forza da un’altra parte». Non solo. Gli specialisti di Otorinolaringoiatria si trovano spesso a doversi occupare di casi urgenti da dirottare verso altri ospedali, solo per l’assenza della rianimazione. Di conseguenza, la mobilità passiva (in questo caso forzata) è in continuo aumento. Eppure a Tempio, come precisa la stessa Assl nel sito, vengono trattate “tutte le patologie tumorali benigne e maligne del distretto testa collo ed in particolare i tumori del cavo orale, del naso, della faringe, della laringe, dell’orecchio, delle ghiandole salivari, della tiroide e del collo in generale. Ma anche le principali patologie malformative acquisite e congenite, infiammatorie e traumatiche degli stessi distretti”.
L’assenza della rianimazione, però, unita all’insufficienza del personale, rallenta l’attività chirurgica. Lo stesso problema, quindi è vissuto da Ortopedia, Chirurgia e Ostetricia-Ginecologia. «Al “Dettori”- ricordano alcuni sindacalisti - è stata creata la “piattaforma chirurgica” per meglio distribuire il personale, soprattutto quello infermieristico. Una piattaforma che non esiste solo sulla carta, ma che non può essere operativa al meglio proprio per la mancanza della rianimazione».
Ed ecco l’altro caso sollevato dalla moglie di un paziente. Legato, stavolta, all’assenza di un patologo a Tempio. «Durante l’operazione a cui è stato sottoposto mio marito (tumore alle ghiandole salivari), era previsto che una parte del tessuto dovesse essere analizzato. Ma il tessuto è stato “spedito” a Olbia in ambulanza. E tutto ciò è accaduto mentre mio marito era addormentato sul tavolo operatorio. Quindi: si è atteso che l’ambulanza arrivasse a destinazione, che l’esame venisse completato e che il patologo chiamasse la sala operatoria di Tempio per dare i risultati e per proseguire l’intervento. Mio marito ora sta bene. E’ stato curato e operato dagli otorini di Tempio in modo esemplare, ma una situazione come questa non può rimanere nascosta».(s.p.)
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