Ex Esit, al Tar contro l’esproprio La minoranza: «Il Comune tratti»
di Walkiria Baldinelli
Santa Teresa, il proprietario della struttura si oppone al provvedimento dell’amministrazione Il gruppo “A cara a ventu” contesta: «L’ente locale abbandoni la via giudiziaria e cerchi un accordo»
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SANTA TERESA. Ex albergo Esit, il privato si oppone alla procedura di esproprio per pubblica utilità e ricorre al Tar, la minoranza polemizza con l'amministrazione comunale.
«L'iter si sarebbe dovuto concludere in via stragiudiziale, con un accordo tra le parti avviato già nel 2009, che prevedeva la cessione dell'area nel centro storico in cambio di un'eventuale cubatura per la realizzazione di un nuovo hotel su aree standard», dichiara il consigliere del gruppo di minoranza “A cara a ventu”, Nino Azara. Il gruppo di opposizione pur condividendo l'intervento edilizio-urbanistico da 400mila euro, di notevole pregio per le finalità di interesse collettivo, dissente sulla decisione del Comune. «Siamo molto preoccupati per gli esiti di questa vicenda che si trascina da un decennio, ora approdata in un'aula di tribunale – spiega Azara –. L'approccio strategico portato avanti dall'attuale amministrazione potrebbe portare alle stesse scelte disastrose sugli espropri operate negli anni Novanta dalle amministrazioni che si sono avvicendate. Ad esempio, furono molto onerosi per il Comune gli accordi con i privati per l'acquisizione dei terreni per la realizzazione della struttura sportiva di Buoncammino e dell'area destinata all'edilizia economica popolare. Un'amministrazione comunale saggia e lungimirante – sottolinea il consigliere di minoranza –, nel perseguire il raggiungimento degli obiettivi programmatici deve comunque cercare in ogni modo di evitare l'adozione di atti coercitivi che possano ledere gli interessi della proprietà privata». In sostanza, per il gruppo “A cara a ventu”, «non ci sarebbero i presupposti dell'urgenza», riportati nel decreto comunale di occupazione del 29 dicembre 2017 per la realizzazione di interventi di messa in sicurezza e riqualificazione dell'area urbana di piazza della Libertà e della terrazza panoramica. Per l'iter di esproprio il Comune ha accantonato 600mila euro, ma l'hotel Miramare, la società di Modena proprietaria della struttura che si affaccia sulla torre Longonsardo, ha presentato al Tar la richiesta di sospensiva di una serie di atti. Il Comune resiste in giudizio. «La strada maestra è sempre quella di perseguire interessi pubblici – commenta Azara –, attraverso scelte razionali che non arrechino, in alcun modo, danni patrimoniali al Comune. E di conseguenza non gravino nelle tasche dei cittadini, perché la cifra accantonata di 600mila euro per l'esproprio potrebbe anche lievitare. Invitiamo l'amministrazione a trovare una soluzione bonaria alla vicenda, abbandonando la via giudiziaria e riproponendo un accordo di cessione dell'area in cambio di cubature per la realizzazione di una nuova struttura alberghiera su aree standard comunali».
«L'iter si sarebbe dovuto concludere in via stragiudiziale, con un accordo tra le parti avviato già nel 2009, che prevedeva la cessione dell'area nel centro storico in cambio di un'eventuale cubatura per la realizzazione di un nuovo hotel su aree standard», dichiara il consigliere del gruppo di minoranza “A cara a ventu”, Nino Azara. Il gruppo di opposizione pur condividendo l'intervento edilizio-urbanistico da 400mila euro, di notevole pregio per le finalità di interesse collettivo, dissente sulla decisione del Comune. «Siamo molto preoccupati per gli esiti di questa vicenda che si trascina da un decennio, ora approdata in un'aula di tribunale – spiega Azara –. L'approccio strategico portato avanti dall'attuale amministrazione potrebbe portare alle stesse scelte disastrose sugli espropri operate negli anni Novanta dalle amministrazioni che si sono avvicendate. Ad esempio, furono molto onerosi per il Comune gli accordi con i privati per l'acquisizione dei terreni per la realizzazione della struttura sportiva di Buoncammino e dell'area destinata all'edilizia economica popolare. Un'amministrazione comunale saggia e lungimirante – sottolinea il consigliere di minoranza –, nel perseguire il raggiungimento degli obiettivi programmatici deve comunque cercare in ogni modo di evitare l'adozione di atti coercitivi che possano ledere gli interessi della proprietà privata». In sostanza, per il gruppo “A cara a ventu”, «non ci sarebbero i presupposti dell'urgenza», riportati nel decreto comunale di occupazione del 29 dicembre 2017 per la realizzazione di interventi di messa in sicurezza e riqualificazione dell'area urbana di piazza della Libertà e della terrazza panoramica. Per l'iter di esproprio il Comune ha accantonato 600mila euro, ma l'hotel Miramare, la società di Modena proprietaria della struttura che si affaccia sulla torre Longonsardo, ha presentato al Tar la richiesta di sospensiva di una serie di atti. Il Comune resiste in giudizio. «La strada maestra è sempre quella di perseguire interessi pubblici – commenta Azara –, attraverso scelte razionali che non arrechino, in alcun modo, danni patrimoniali al Comune. E di conseguenza non gravino nelle tasche dei cittadini, perché la cifra accantonata di 600mila euro per l'esproprio potrebbe anche lievitare. Invitiamo l'amministrazione a trovare una soluzione bonaria alla vicenda, abbandonando la via giudiziaria e riproponendo un accordo di cessione dell'area in cambio di cubature per la realizzazione di una nuova struttura alberghiera su aree standard comunali».
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