Aste, villa Ragnedda venduta a un prezzo troppo basso

TEMPIO. I giudici del Riesame confermano punto per punto l’ordinanza con la quale il gip di Roma disponeva la misura interdittiva per un anno del giudice dell’esecuzione Alessandro Di Giacomo,...

TEMPIO. I giudici del Riesame confermano punto per punto l’ordinanza con la quale il gip di Roma disponeva la misura interdittiva per un anno del giudice dell’esecuzione Alessandro Di Giacomo, indagato per la presunta turbativa d’asta legata alla vendita della villa dell’imprenditore arzachenese Sebastiano Ragnedda. Agli inizi di marzo, il tribunale del Riesame di Roma ha confermato la sospensione per un anno del giudice, rigettando l’appello presentato dal suo difensore, l’avvocato Giandomenico Caiazza, col quale si chiedeva la revoca della misura. Ma respingendo anche quello del pubblico ministero Stefano Rocco Fava che sollecitava un aggravamento della misura: dalla sospensione per un anno, alla custodia in carcere. Ieri sono state depositate le motivazioni del tribunale del Riesame. Per i giudici la villa all’asta è stata venduta a un prezzo vile, di gran lunga inferiore al suo reale valore. Di Giacomo avrebbe dovuto provvedere a una nuova valutazione dell’immobile in virtù dell’avvenuta morte di Ragnedda, anziché procedere con l’aggiudicazione ai due magistrati, Chiara Mazzaroppi e suo marito Andrea Schirra. I gravi indizi di colpevolezza contenuti dell’ordinanza del gip vengono ribaditi nelle motivazioni del Riesame. Che confermano in toto l’ impianto accusatorio della procura di Roma, configurando il concorso tra il giudice Di Giacomo, gli aggiudicatari della villa e il perito incaricato di valutare l’immobile. (t.s.)

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