Minacce di morte a un detenuto nuovi guai per il pluriomicida
di Tiziana Simula
Angelo Frigeri sta scontando l’ergastolo a Bancali per aver sterminato una famiglia nel 2014 È stato citato a giudizio il 9 aprile nel tribunale di Sassari. Il difensore di fiducia ha rimesso il mandato
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TEMPIO. Aveva minacciato di morte un detenuto mentre si trovava in cella a scontare l’ergastolo per il triplice omicidio del commerciante Giovanni Azzena, della moglie Giulia Zanzani e del figlio della coppia, Pietro, un ragazzino di appena 12 anni. Angelo Frigeri, 36 anni, antennista di Tempio, riconosciuto unico responsabile di quel massacro, avvenuto il 15 maggio del 2014, è stato citato a giudizio: il 9 aprile dovrà comparire davanti al giudice del tribunale di Sassari per essere processato. Deve rispondere di pesanti minacce nei confronti di un detenuto. L’episodio è accaduto il 18 giugno 2015, un anno dopo la strage di Tempio, nel carcere di Bancali, dove l’uomo è rinchiuso per scontare la pena.Il difensore di fiducia che Frigeri ha nominato, l’avvocato Nino Vargiu, ha rimesso il mandato, così come aveva già fatto anche in occasione della nomina per la redazione dell’atto di appello per la sentenza di primo grado (mai presentato perché nessuno aveva voluto assumere la sua difesa). Frigeri si ritrova di nuovo senza un difensore di fiducia.
Nel giugno scorso, la Corte di Cassazione aveva confermato la condanna all’ergastolo per l’antennista. La decisione della Suprema Corte ha reso definitiva la sentenza di primo grado che inflisse al giovane la massima condanna prevista dal codice penale. Una sentenza impugnata dal procuratore generale per sanare un vizio di forma avendo ottenuto, nonostante l’ergastolo, le attenuanti generiche. Frigeri è stato riconosciuto unico responsabile del triplice omicidio. I carabinieri della compagnia di Tempio, poche ore dopo la scoperta dei corpi delle tre vittime nell’appartamento di via Villabruna, a pochi metri da Piazza Gallura, erano già sulle tracce dell’assassino. Il quale, il giorno dopo la strage, era tra la folla per vedere al lavoro gli specialisti del Ris. Stando alla ricostruzione del triplice delitto da parte degli investigatori, Angelo Frigeri uccise per prima Giulia Zanzani per motivi banali: una lite scoppiata tra i due per la restituzione di un’ auto, finita a spintoni. La donna cadde battendo la testa contro un tavolino. Quindi toccò al marito Giovanni Azzena, e poi al piccolo Pietro, il cui rientro a casa non era previsto. Che Angelo Frigeri fosse il responsabile di quella assurda mattanza era apparso chiaro poche ore dopo l’eccidio, quando i filmati della telecamera posizionata in via Villamarina, dove la coppia trucidata gestiva un negozietto di scarpe per bambini, vennero visionati dagli investigatori. Nel vicoletto dove si trova l’ingresso dell’appartamento, era entrato soltanto Angelo Frigeri e le sue tre vittime. La conferma arrivò con le tracce di Dna dell’imputato sparse all’interno della casa, sui cavetti con i quali aveva strangolato, dopo averli tramortiti, marito e moglie, e sul giubbotto nel quale era rimasta impressa l’ impronta facciale del piccolo Pietro, soffocato da Frigeri stringendoselo al petto.
Nel giugno scorso, la Corte di Cassazione aveva confermato la condanna all’ergastolo per l’antennista. La decisione della Suprema Corte ha reso definitiva la sentenza di primo grado che inflisse al giovane la massima condanna prevista dal codice penale. Una sentenza impugnata dal procuratore generale per sanare un vizio di forma avendo ottenuto, nonostante l’ergastolo, le attenuanti generiche. Frigeri è stato riconosciuto unico responsabile del triplice omicidio. I carabinieri della compagnia di Tempio, poche ore dopo la scoperta dei corpi delle tre vittime nell’appartamento di via Villabruna, a pochi metri da Piazza Gallura, erano già sulle tracce dell’assassino. Il quale, il giorno dopo la strage, era tra la folla per vedere al lavoro gli specialisti del Ris. Stando alla ricostruzione del triplice delitto da parte degli investigatori, Angelo Frigeri uccise per prima Giulia Zanzani per motivi banali: una lite scoppiata tra i due per la restituzione di un’ auto, finita a spintoni. La donna cadde battendo la testa contro un tavolino. Quindi toccò al marito Giovanni Azzena, e poi al piccolo Pietro, il cui rientro a casa non era previsto. Che Angelo Frigeri fosse il responsabile di quella assurda mattanza era apparso chiaro poche ore dopo l’eccidio, quando i filmati della telecamera posizionata in via Villamarina, dove la coppia trucidata gestiva un negozietto di scarpe per bambini, vennero visionati dagli investigatori. Nel vicoletto dove si trova l’ingresso dell’appartamento, era entrato soltanto Angelo Frigeri e le sue tre vittime. La conferma arrivò con le tracce di Dna dell’imputato sparse all’interno della casa, sui cavetti con i quali aveva strangolato, dopo averli tramortiti, marito e moglie, e sul giubbotto nel quale era rimasta impressa l’ impronta facciale del piccolo Pietro, soffocato da Frigeri stringendoselo al petto.
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