Incarichi diretti in crescita il Comune record in Italia
di Giandomenico Mele
Tra il 2014 e il 2017 il numero di affidamenti senza gare ha raggiunto il 75% La direttrice Caporossi: «La legge lo consente, ma giusto monitorare nel tempo»
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OLBIA. Il grande ritorno degli affidamenti diretti. Un tempo le chiamavano consulenze, oggi sono quegli incarichi pubblici assegnati dalle pubbliche amministrazioni senza gare o appalti. Il Comune di Olbia entra tra gli enti in Italia che fanno un maggior ricorso a questa fattispecie contrattuale. Il nuovo Rapporto «Rating pubblico dei Comuni» di Fondazione Etica, che ogni anno misura i comuni su efficienza, trasparenza e anticorruzione, analizzando in maniera approfondita anche dati e gestione di appalti da parte degli enti e il livello di trasparenza delle amministrazioni sugli affidamenti diretti, mette Olbia tra i primi posti in Italia in questa speciale classifica. Ne viene fuori una fotografia in cui la Fondazione ha cercato di verificare se alcuni nomi di imprese ricorrano più o meno all’affidamento diretto anziché alla gara pubblica. Dai dati pubblicati risulta che Olbia abbia una percentuale di affidamenti diretti, sul totale degli appalti, del 75%, uno dei più alti in Italia.
La tipologia. Gli affidamenti diretti sono incarichi che riguardano i cosiddetti “contratti sotto soglia”, per importi inferiori ai 40 mila euro. «Ricorrere alla procedura di affidamento diretto di una fornitura o prestazione è, ovviamente, più facile e veloce per una pubblica amministrazione — precisa Paola Caporossi, direttrice di Fondazione Etica —. Proprio per questo può essere occasione di episodi di corruzione. Questo non vuol dire, naturalmente, che i Comuni che fanno maggiormente ricorso agli affidamenti diretti siano più corrotti degli altri, ma, anche in questo caso, serve a individuare “alert”, da monitorare nel tempo».
Consulenze. Gli affidamenti diretti rilevati da Fondazione Etica dovrebbero abbracciare un periodo compreso tra il 2014 e il 2017. L’ultimo anno farebbe però pensare a un andamento in controtendenza rispetto agli auspici e alle premesse all’atto dell’insediamento dell’amministrazione Nizzi. Anche se gli affidamenti diretti, pur essendo più snelli, non causano le distorsioni un tempo rappresentate dalle consulenze d’oro. Quelle che erano simbolo di clientele e assalti alla diligenza pubblica. Ma tra Patto di stabilità, tagli e spending review, le consulenze sono da tempo diventate un lontano ricordo. Il Consiglio comunale aveva deliberato il Programma per l’affidamento degli incarichi di collaborazione per l’anno 2017, nel quale si certificava la fine delle vacche grasse. La spesa più consistente è stata quella per l’affidamento dell’incarico di Eu Project manager a Gianna Masu, però solo a seguito di una selezione pubblica.
Incarichi extra budget. Sono incarichi che per legge devono essere affidati sulla base di un programma deliberato dal Consiglio comunale. Va detto però che le consulenze “pesanti” sono altrove. Nella delibera infatti si specifica come dal suddetto limite siano escluse le spese per incarichi di progettazione di opere pubbliche, appunto ricomprese nel programma triennale approvato dal Consiglio comunale; incarichi obbligatori per legge; infine ci sono gli incarichi finanziati integralmente con risorse esterne, la cui spesa non grava sul bilancio dell’ente. Entrando nel merito, possono comunque essere affidati incarichi non previsti nel programma in questione, qualora siano necessari per l’acquisizione di servizi o adempimenti obbligatori per legge ovvero per il patrocinio o la rappresentanza in giudizio dell’ente, previo accertamento dell’assenza di strutture o uffici a ciò deputati. Ed è proprio nelle maglie delle deroghe che si intrecciano gli affidamenti diretti.
La tipologia. Gli affidamenti diretti sono incarichi che riguardano i cosiddetti “contratti sotto soglia”, per importi inferiori ai 40 mila euro. «Ricorrere alla procedura di affidamento diretto di una fornitura o prestazione è, ovviamente, più facile e veloce per una pubblica amministrazione — precisa Paola Caporossi, direttrice di Fondazione Etica —. Proprio per questo può essere occasione di episodi di corruzione. Questo non vuol dire, naturalmente, che i Comuni che fanno maggiormente ricorso agli affidamenti diretti siano più corrotti degli altri, ma, anche in questo caso, serve a individuare “alert”, da monitorare nel tempo».
Consulenze. Gli affidamenti diretti rilevati da Fondazione Etica dovrebbero abbracciare un periodo compreso tra il 2014 e il 2017. L’ultimo anno farebbe però pensare a un andamento in controtendenza rispetto agli auspici e alle premesse all’atto dell’insediamento dell’amministrazione Nizzi. Anche se gli affidamenti diretti, pur essendo più snelli, non causano le distorsioni un tempo rappresentate dalle consulenze d’oro. Quelle che erano simbolo di clientele e assalti alla diligenza pubblica. Ma tra Patto di stabilità, tagli e spending review, le consulenze sono da tempo diventate un lontano ricordo. Il Consiglio comunale aveva deliberato il Programma per l’affidamento degli incarichi di collaborazione per l’anno 2017, nel quale si certificava la fine delle vacche grasse. La spesa più consistente è stata quella per l’affidamento dell’incarico di Eu Project manager a Gianna Masu, però solo a seguito di una selezione pubblica.
Incarichi extra budget. Sono incarichi che per legge devono essere affidati sulla base di un programma deliberato dal Consiglio comunale. Va detto però che le consulenze “pesanti” sono altrove. Nella delibera infatti si specifica come dal suddetto limite siano escluse le spese per incarichi di progettazione di opere pubbliche, appunto ricomprese nel programma triennale approvato dal Consiglio comunale; incarichi obbligatori per legge; infine ci sono gli incarichi finanziati integralmente con risorse esterne, la cui spesa non grava sul bilancio dell’ente. Entrando nel merito, possono comunque essere affidati incarichi non previsti nel programma in questione, qualora siano necessari per l’acquisizione di servizi o adempimenti obbligatori per legge ovvero per il patrocinio o la rappresentanza in giudizio dell’ente, previo accertamento dell’assenza di strutture o uffici a ciò deputati. Ed è proprio nelle maglie delle deroghe che si intrecciano gli affidamenti diretti.
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