Tirrenia lascia a terra una famiglia sarda con bambino
Il comandante della nave non ha accettato l'autocertificazione come documento per il piccolo: padre, madre e figlio hanno ripiegato sull'aereo e in aeroporto invece non ci sono stati problemi
OLBIA. L’autocertificazione non basta e i bambini non possono salire a bordo. È finito male il progetto di vacanza pasquale oltre Tirreno per una famiglia sarda che, bagagli in spalla e biglietti in mano, il 30 marzo doveva imbarcarsi sulla nave Tirrenia in partenza dall’Isola Bianca per Civitavecchia. All’imbarco nessun problema per padre e madre, ma il bambino non ha il documento e l’autocertificazione non basta. Inutili le spiegazioni (prima) e le proteste (poi) dei genitori che si sono sentiti ripetere: la legge consente l’autocertificazione ma bisogna fare i conti con la discrezionalità del comandante, che a bordo ha sempre l’ultima parola.
Il paradosso della vicenda è che la stessa famiglia, dovendo necessariamente partire, alla fine ieri ha optato per il viaggio in aereo. Stesse condizioni, ma all’imbarco in aereoporto questa volta nessun problema. L’autocertificazione dei genitori per i figli minorenni è ben accetta e i bambini possono viaggiare tranquillamente.
Insomma, si viaggia in aereo, ma in nave no. Lieto fine, dunque, ma resta l’amarezza dei genitori che hanno lamentato l’assurda situazione di sentirsi come ostaggi all’Isola Bianca del potere discrezionale di un comandante che, applicando la legge del mare, decide chi può salire a bordo e chi invece no.
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