CALANGIANUS
A scuola non si fa il precetto pasquale, è polemica
CALANGIANUS. All'Istituto comprensivo di Calangianus (sedi a Calangianus e a Luras) quest'anno non è stato fatto il precetto pasquale. C'è stata qualche polemica nei due paesi e, da una richiesta di...
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CALANGIANUS. All'Istituto comprensivo di Calangianus (sedi a Calangianus e a Luras) quest'anno non è stato fatto il precetto pasquale. C'è stata qualche polemica nei due paesi e, da una richiesta di chiarimento del candidato al Senato del "Popolo della Famiglia" Oreste Tamponi all’Istituto Comprensivo, è nata una riflessione della sezione provinciale del partito. «La scuola è un’istituzione laica - dicono dal Popolo della Famiglia -. Non vanno confusi i termini laica e atea. Non si tratta di sinonimi. Negli ultimi anni infatti, il termine laico, viene utilizzato per indicare un generico agnostico o ateo. Tale uso è semanticamente scorretto, in quanto laico ha significato di svincolato dall'autorità confessionale. Nella Chiesa cattolica, i laici costituiscono una delle componenti più rilevanti, con una condizione propria e autonoma, espressamente riconosciuta e tutelata dal diritto canonico. Come tutti i fedeli, sono tenuti all’obbligo generale dell’apostolato e hanno diritto di impegnarsi ad animare le realtà temporali con lo spirito evangelico. Con il sacramento del matrimonio i laici possono edificare la famiglia; e possono, inoltre rivestire, se ritenuti idonei dalla gerarchia, degli uffici ecclesiastici».
Ed ecco la riflessione sulla scuola: «A scuola si insegna a vivere insieme, si fa cultura. Le pratiche religiose restano fuori, dicono alcuni insegnanti. Per questo altra precisazione etimologica: cultura deriva da culto e dire che la religione non fa parte della cultura è contraddittorio. I riti religiosi sono attinenti unicamente alla sfera privata, scrivono alcuni tribunali. Tutte queste menti progressiste dovrebbero essere coerenti con il loro credo e presentarsi diligentemente al lavoro nei giorni di feste culturali-cattoliche come Natale, o Pasqua. Invece, quando c’è da fare vacanza ecco che la religione torna subito pubblica, la si sfrutta senza reclami al Tar. Con il semplice buon senso, si può contemperare il rispetto altrui, nel rispetto delle tradizioni e valori cristiane, che rappresentano le radici più profonde del nostro popolo».(s.d.)
Ed ecco la riflessione sulla scuola: «A scuola si insegna a vivere insieme, si fa cultura. Le pratiche religiose restano fuori, dicono alcuni insegnanti. Per questo altra precisazione etimologica: cultura deriva da culto e dire che la religione non fa parte della cultura è contraddittorio. I riti religiosi sono attinenti unicamente alla sfera privata, scrivono alcuni tribunali. Tutte queste menti progressiste dovrebbero essere coerenti con il loro credo e presentarsi diligentemente al lavoro nei giorni di feste culturali-cattoliche come Natale, o Pasqua. Invece, quando c’è da fare vacanza ecco che la religione torna subito pubblica, la si sfrutta senza reclami al Tar. Con il semplice buon senso, si può contemperare il rispetto altrui, nel rispetto delle tradizioni e valori cristiane, che rappresentano le radici più profonde del nostro popolo».(s.d.)
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