E’ l’avvocato Baldino la garante dei detenuti
di Tiziana Simula
L’incarico sarà svolto gratuitamente dal legale del Foro di Tempio per 5 anni «Sbagliato far diventare Nuchis soltanto casa di reclusione per l’alta sicurezza»
3 MINUTI DI LETTURA
TEMPIO. La sua figura è di fondamentale importanza per la tutela dei diritti umani dei detenuti e il comune di Tempio ha voluto essere uno dei primi e dei pochi in Italia a dare attuazione alle direttive, innanzitutto comunitarie, che ne prevedono la nomina sia a livello nazionale che territoriale. È il garante dei diritti dei detenuti e delle persone private della libertà personale, incarico che il sindaco di Tempio Andrea Biancareddu ha recentemente affidato all’avvocato del Foro di Tempio Edvige Baldino che lo ricoprirà per cinque anni, a titolo gratuito.
Il carcere di Nuchis. Dunque, anche la struttura carceraria di Nuchis e i detenuti galluresi ora hanno una figura di riferimento a tutela della propria condizione. «La presenza nel territorio, non soltanto comunale, del Garante, è di fondamentale importanza anche in funzione del sostegno che può fornire alle famiglie. Ciò a prescindere dal fatto che il parente sia detenuto nel carcere di Nuchis, a Tempio, o in altre carceri dell’isola o del continente, poiché grazie alla rete dei garanti territoriali e alla presenza del Garante nazionale, è possibile interagire e comunicare con tutti gli istituti regionali e nazionali», spiega Edvige Baldino. Che mette subito l’accento su un disagio fortemente sentito dai familiari dei detenuti galluresi, costretti a raggiungere i loro parenti in altre carceri dell’isola.
La protesta delle famiglie. Dopo la chiusura della storica “Rotonda” che era Casa circondariale, infatti, il carcere di Nuchis è stato trasformato in corso d’opera in Casa di reclusione per ospitare quasi esclusivamente detenuti di alta sicurezza (AS3) provenienti dal sud Italia. «In sostanza – rimarca l’avvocato Baldino – i detenuti sardi e in particolare della Gallura e i condannati con sentenze emesse dal Tribunale di Tempio Pausania o i soggetti in custodia cautelare in attesa di giudizio presso il nostro Tribunale, non possono essere ospitati nel carcere di Tempio, ma vengono “smistati” negli altri istituti sardi, con grave disagio, oltre che per gli stessi detenuti, allontanati dalle famiglie, anche per i loro familiari e per gli operatori penitenziari e giudiziari (avvocati e magistrati), costretti a spostarsi nei vari istituti. A ciò si aggiungono le spese e le risorse pubbliche utilizzate di volta in volta per il trasferimento dei detenuti nel Tribunale di Tempio. Il nuovo carcere di Nuchis – chiarisce Edvige Baldino – doveva essere come quello di Bancali, a Sassari: in parte casa circondariale e in parte casa di reclusione per l’alta sicurezza. Invece è stato distrutto quello che già esisteva».
I compiti. Compito del Garante è quello di vigilare affinché l’esecuzione della custodia dei detenuti, degli internati, delle persone sottoposte a custodia cautelare in carcere o ad altre forme di limitazione della libertà personale, sia attuata in conformità alle norme e ai principi stabiliti dalla Costituzione, dalle convenzioni internazionali sui diritti umani ratificate dall'Italia, dalle leggi dello Stato e dai regolamenti. Per questo, attraverso la redazione di protocolli di intesa, il Garante dei detenuti può visitare gli istituti penitenziari, gli ospedali psichiatrici giudiziari e le strutture sanitarie destinate ad accogliere le persone sottoposte a misure di sicurezza detentive, le comunità terapeutiche e di accoglienza o comunque le strutture pubbliche e private dove si trovano persone sottoposte a misure alternative alla detenzione, nonché le camere di sicurezza delle forze di polizia. Lì può incontrarli e tenere colloqui con loro. Altro compito è promuovere le opportunità di partecipazione e di fruizione dei detenuti alla vita civile e sociale. E promuovere iniziative e momenti di sensibilizzazione pubblica sul tema dei diritti delle persone private della libertà personale e della umanizzazione della pena detentiva.
Il carcere di Nuchis. Dunque, anche la struttura carceraria di Nuchis e i detenuti galluresi ora hanno una figura di riferimento a tutela della propria condizione. «La presenza nel territorio, non soltanto comunale, del Garante, è di fondamentale importanza anche in funzione del sostegno che può fornire alle famiglie. Ciò a prescindere dal fatto che il parente sia detenuto nel carcere di Nuchis, a Tempio, o in altre carceri dell’isola o del continente, poiché grazie alla rete dei garanti territoriali e alla presenza del Garante nazionale, è possibile interagire e comunicare con tutti gli istituti regionali e nazionali», spiega Edvige Baldino. Che mette subito l’accento su un disagio fortemente sentito dai familiari dei detenuti galluresi, costretti a raggiungere i loro parenti in altre carceri dell’isola.
La protesta delle famiglie. Dopo la chiusura della storica “Rotonda” che era Casa circondariale, infatti, il carcere di Nuchis è stato trasformato in corso d’opera in Casa di reclusione per ospitare quasi esclusivamente detenuti di alta sicurezza (AS3) provenienti dal sud Italia. «In sostanza – rimarca l’avvocato Baldino – i detenuti sardi e in particolare della Gallura e i condannati con sentenze emesse dal Tribunale di Tempio Pausania o i soggetti in custodia cautelare in attesa di giudizio presso il nostro Tribunale, non possono essere ospitati nel carcere di Tempio, ma vengono “smistati” negli altri istituti sardi, con grave disagio, oltre che per gli stessi detenuti, allontanati dalle famiglie, anche per i loro familiari e per gli operatori penitenziari e giudiziari (avvocati e magistrati), costretti a spostarsi nei vari istituti. A ciò si aggiungono le spese e le risorse pubbliche utilizzate di volta in volta per il trasferimento dei detenuti nel Tribunale di Tempio. Il nuovo carcere di Nuchis – chiarisce Edvige Baldino – doveva essere come quello di Bancali, a Sassari: in parte casa circondariale e in parte casa di reclusione per l’alta sicurezza. Invece è stato distrutto quello che già esisteva».
I compiti. Compito del Garante è quello di vigilare affinché l’esecuzione della custodia dei detenuti, degli internati, delle persone sottoposte a custodia cautelare in carcere o ad altre forme di limitazione della libertà personale, sia attuata in conformità alle norme e ai principi stabiliti dalla Costituzione, dalle convenzioni internazionali sui diritti umani ratificate dall'Italia, dalle leggi dello Stato e dai regolamenti. Per questo, attraverso la redazione di protocolli di intesa, il Garante dei detenuti può visitare gli istituti penitenziari, gli ospedali psichiatrici giudiziari e le strutture sanitarie destinate ad accogliere le persone sottoposte a misure di sicurezza detentive, le comunità terapeutiche e di accoglienza o comunque le strutture pubbliche e private dove si trovano persone sottoposte a misure alternative alla detenzione, nonché le camere di sicurezza delle forze di polizia. Lì può incontrarli e tenere colloqui con loro. Altro compito è promuovere le opportunità di partecipazione e di fruizione dei detenuti alla vita civile e sociale. E promuovere iniziative e momenti di sensibilizzazione pubblica sul tema dei diritti delle persone private della libertà personale e della umanizzazione della pena detentiva.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
