La città ora prepara le barricate: riaprite il reparto di Ginecologia

Il sindaco Biancareddu: «Attuerò un provvedimento d’urgenza». Il Pd critica l’assessore alla Sanità Tocco e Fasolino (Fi): «Ennesima follia». Essere cittadini: «Allarme anche in Medicina» 

TEMPIO. Il sindaco Andrea Biancareddu si prepara alle vie legali. L’improvvisa e temporanea chiusura del reparto di Ostetricia e Ginecologia del Paolo Dettori, per malattia di tutti gli addetti, propedeutica forse alla sua totale cancellazione, ha riacceso l’allerta sulla sanità. La città ora si prepara a una nuova protesta.

Il sindaco. «L’interruzione di un servizio di tale importanza, per malattia di tutti gli addetti – commenta Biancareddu – è di una gravità inaudita e inaccettabile sotto ogni punto di vista. Come sindaco di questa città, a nome anche dei colleghi dell’Unione dei Comuni, annuncio che mi muoverò tramite vie legali per ottenere un provvedimento d’urgenza che obblighi l’Ats Sardegna–Assl di Olbia a riaprire il reparto. Resta inteso che mi sto attivando con tutte le forze e con tutti gli strumenti in mio potere perché il reparto venga immediatamente riaperto nella sua interezza, chiedendo l’impiego di una parte delle consistenti presenze mediche e infermieristiche che già operano all’ospedale di Olbia. Non farlo potrebbe significare l’interruzione di pubblico servizio e mancata assistenza».

Vecchi scenari. La mente torna al 7 giugno 2016, quando l’Asl chiuse improvvisamente il servizio di Oncologia per l’assenza di due infermiere, gettando nella disperazione centinaia di malati. In quell’occasione il ricorso alla magistratura fu bloccato sul nascere dalla stessa direzione aziendale che riaprì il servizio nell’arco di 24 ore.

Tocco e Fasolino. Su quanto accaduto a Tempio intervengono anche i consiglieri regionali di Forza Italia Edoardo Tocco e Giuseppe Fasolino, che definiscono il provvedimento «l’ennesima storia di ordinaria follia della sanità sarda». I due, che hanno portato la protesta all’interno del Consiglio regionale, annunciano una loro visita a Tempio per la prossima settimana e definiscono «devastanti i tagli sulla sanità voluti dalla giunta Pigliaru».

Il Pd. «La permanenza dell'assessore alla sanità Luigi Arru – dice Tomaso Visicale, segretario provinciale del Pd – nuoce gravemente alla salute dei sardi in generale e dei galluresi in particolare. È l’ultima di una lunga serie di vergognose iniziative che hanno ridotto i nosocomi di Tempio e la Maddalena a ospedali assimilabili a quelli di una qualsivoglia provincia del Burundi. Per non parlare della situazione del Giovanni Paolo II e di quanto sta avvenendo sul Mater. È ora che Arru, magari accompagnato dal suo alter ego Moirano, tolga il disturbo». Sulla stessa linea Mario Addis, segretario cittadino del Pd: «Questa emergenza deve essere l’occasione per porre rimedio alle innumerevoli mancanze che limitano la capacità di erogare un buon servizio. Il sindaco, in qualità di presidente del Distretto sanitario, ponga in essere con forza e determinazione tutte le prerogative che derivano dal suo mandato».

Ripensare Tempio. «La grave temporanea chiusura del reparto – scrive il gruppo consiliare Ripensare Tempio – desta una grande preoccupazione per la situazione complessiva del nostro ospedale, dove le carenze ormai croniche, non solo nel reparto di Ostetricia ma in tutti i reparti e in tutti i servizi, sta portando di fatto ad una vera e propria chiusura programmata».

Tempio Libera. «Abbiamo già commentato lo sfacelo della sanità alla quale il sindaco è incapace di opporre la benché minima azione proficua – dice Monica Liguori di Tempio Libera –. Lui periodicamente parla di occupazione dell’ospedale come se ancora fosse al liceo. Serve azione politica. Per farla, però, occorrerebbe un sindaco che conosca la politica. E noi ne siamo drammaticamente sprovvisti».

Essere cittadini. «Dopo una serie di considerazioni negative sulla riforma sanitaria – commentano Paolo Sanna e Sandro Grussu, che è anche medico al Paolo Dettori – il comitato civico Essere cittadini è pronto ad aderire a qualunque iniziativa per la salvaguardia della sanità. Quanto successo in Ginecologia potrebbe verificarsi a giorni anche in Medicina, dove due medici sono in malattia e il personale restante non è in grado di coprire i turni».

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