Aste, il giudice Elisabetta Carta resta sospesa
Il tribunale di Roma ha rigettato l’appello contro la misura interdittiva di 6 mesi
TEMPIO. Il giudice Elisabetta Carta resta sospesa. Il tribunale di Roma ha rigettato l’appello presentato dai difensori del magistrato sassarese contro l’ordinanza di sospensione per sei mesi disposta dal gip romano Giulia Proto. Il giudice Carta, 42 anni, è accusata di aver rivelato segreti d’ufficio a due avvocati del tribunale di Tempio nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta turbativa d’asta relativa alla vendita della villa dell’imprenditore di Arzachena Sebastiano Ragnedda.
Stando all’accusa, la Carta, allora in servizio al tribunale di Tempio (poi in forza in quello di Sassari), avrebbe autorizzato le intercettazioni avvisando però gli interessati, i due avvocati Tomasina Amadori e Giuliano Frau, pure loro indagati nella presunta turbativa d’asta dell’immobile di Baia Sardinia, acquistato (nel gennaio 2016), secondo la procura romana, a un prezzo inferiore rispetto al valore reale, da due magistrati Andrea Schirra e Chiara Mazzaroppi, figlia dell’ex presidente del tribunale di Tempio ed ex presidente della Corte d’Appello di Sassari, Francesco Mazzaroppi, tutti e tre a loro volta indagati.
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I difensori della Carta, gli avvocati Ivano Iai e Cesare Piraino, hanno chiesto ai giudici romani l’annullamento della sospensione. La battaglia della difesa è stata condotta in particolare sul contenuto delle intercettazioni: il giudice Carta, sostengono i difensori, non avrebbe mai rivelato l’esistenza di intercettazioni nei confronti dei due avvocati, ma avrebbe «solo riportato un diffuso convincimento sulla presunta, allo stato non accertata, presenza di cimici illegittime nel Palazzo di giustizia di Tempio». Voci che a lungo hanno girato tra le aule del tribunale gallurese. Ma le argomentazioni della difesa non hanno convinto il tribunale di Roma. Che ha rigettato l’appello.
«In attesa delle motivazioni dell’ordinanza – dice l’avvocato Iai – occorre rilevare che le accuse del pm Stefano Fava sono smentite dalle sue stesse carte - e il Tribunale parrebbe non averlo colto - e dall’avvocato a cui la Carta avrebbe rivelato il segreto: questi ha rilasciato una dichiarazione testimoniale, agli atti del procedimento, in cui nega il fatto e precisa che la conversazione avuta con la giudice aveva riguardato esclusivamente l’immaginifica presenza di cimici nel palazzo di giustizia, tesi sostenuta da sempre dalla difesa in tutti gli scritti». I difensori del magistrato sassarese annunciano ora ricorso alla Corte di Cassazione. Stesso ricorso è stato già presentato dal difensore del giudice dell’esecuzione Alessandro Di Giacomo, indagato per la presunta turbativa d’asta (11 indagati in tutto), sospeso dal gip Proto per un anno.
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