Cala Saccaia assediata da cantieri e rifiuti
Il Psd’az: «Per preservare il sito è determinante l’equilibrio tra gli operatori che lavorano nel mare»
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OLBIA. La punta estrema di Cala Saccaia è un luogo molto caro agli olbiesi, oggi purtroppo abbandonato al degrado. La giornata ecologica organizzata domenica scorsa dall’associazione di volontariato “Velapuliamo” e dal Wwf insieme alla guardia costiera, con la pulizia proprio di quel tratto di litorale disseminato di rifiuti, è stata l’occasione per riaprire il confronto sulle opportunità di valorizzazione che si prospettano per quell’area. Alla giornata era presente anche un a delegazione della sezione olbiese del Psd’az, guidata dalla segretaria cittadina Lidia Fancello. Il Partito sardo, come ha ricordato la stessa segretaria, si è occupato più volte di Cala Saccaia e della situazione di degrado dell’area.
Alla giornata ecologica hanno partecipato tanti volontari che, rispondendo ad un tam tam su Facebook, armati di guanti e buste ecologiche, hanno ripulito da cima a fondo, cespuglio per cespuglio questo incantevole scorcio di litorale olbiese. Fra i volontari anche molti volti noti come Raffaele Bigi, storico esponente del mondo della mitilicoltura, e l’assessore comunale all’Ambiente Gesuino Satta.
«Una chiacchierata in amicizia – racconta Lidia Fan cello – è bastata per fare emergere un sogno che è di molti olbiesi: tenere costantemente pulito il sito, valorizzarlo come bene storico e ambientale, con il restaurop conservativo di ciò che rimane dell’antica dogana, magari accorpandolo al sito archeologico di Sa Testa creando un unicum nel suo genere. Rendendo il tutto fruibile e attrattivo turisticamente, fermando possibilmente l’avanzata dei cantieri nautici che ormai stringono il promontorio in una morsa». «Raffaele Bigi – aggiunge la segretaria sardista – con senso di responsabilità raccoglie e mostra con perizia i rifiuti derivanti dalla lavorazione dei mitili. Ammette che vi sono ancora delle aziende che praticano la cosiddetta “sgranatura” del grappolo delle cozze a mare anziché a terra dove sarebbe più facile smaltire le retine di plastica che invece vengono buttate a mare senza tanti complimenti. Bigi lamenta inoltre che molti di questo genere di rifiuti sono il frutto dei furti praticati in notturna dai ladri di cozze, un danno complessivo stimato in qualche centinaio di quintali di mitili l’anno».
I rifiuti non si limitano solo ai fiocchi di plastica e ai retini, ma c’è addirittura ancora qualcuno che scende fino in riva al mare per buttare fornetti a microonde e rifiuti simili, dentro i cespugli. Senso civico, rispetto, responsabilità sono le cose che chiedono i volontari ambientalisti, ma anche chi col mare ci lavora. «Il limite – spiega l’assessore Satta – è che questo luogo è sottoposto al vincolo del demanio marittimo e l’amministrazione ha un raggio d’azione limitato».
«Noi sardisti – dice ancora Lidia Fancello– ci uniamo alla voce delle associazioni di volontariato e di tutti coloro che dal golfo traggono sostentamento, chiedendo a questa amministrazione comunale di attivarsi per una conferenza cittadina, che veda tutte le parti interessate, dalle istituzioni alle categorie professionali, sedute ad un tavolo a discutere il futuro della risorsa più grande per gli olbiesi: il golfo». «Riteniamo– aggiunge – che questo tratto di litorale sia un raro connubio di attività che convivono letteralmente sfiorandosi in un delicatissimo equilibrio che va a nostro avviso studiato a fondo e rispettato perché si accompagni nell’inevitabile sviluppo economico».
Infine, un salto indietro nella storia e nella memoria di Olbia . «Già tanti anni fa – ancora Lidia Fancello – la presenza della mitilicoltura scongiurò l’impianto dell’industria petrolchimica ad Olbia. Alle cozze e all’acquacoltura in genere dunque, dovrebbe essere riconosciuta non solo la bontà gastronomica che tutti ci invidiano, ma forse anche il merito di averci salvato da disastri ambientali oggi irreversibili. Ancora oggi riteniamo che queste attività svolte in perfetta simbiosi con l’ambiente, abbiano ancora molto da esprimere e da dare alla nostra economia».
Alla giornata ecologica hanno partecipato tanti volontari che, rispondendo ad un tam tam su Facebook, armati di guanti e buste ecologiche, hanno ripulito da cima a fondo, cespuglio per cespuglio questo incantevole scorcio di litorale olbiese. Fra i volontari anche molti volti noti come Raffaele Bigi, storico esponente del mondo della mitilicoltura, e l’assessore comunale all’Ambiente Gesuino Satta.
«Una chiacchierata in amicizia – racconta Lidia Fan cello – è bastata per fare emergere un sogno che è di molti olbiesi: tenere costantemente pulito il sito, valorizzarlo come bene storico e ambientale, con il restaurop conservativo di ciò che rimane dell’antica dogana, magari accorpandolo al sito archeologico di Sa Testa creando un unicum nel suo genere. Rendendo il tutto fruibile e attrattivo turisticamente, fermando possibilmente l’avanzata dei cantieri nautici che ormai stringono il promontorio in una morsa». «Raffaele Bigi – aggiunge la segretaria sardista – con senso di responsabilità raccoglie e mostra con perizia i rifiuti derivanti dalla lavorazione dei mitili. Ammette che vi sono ancora delle aziende che praticano la cosiddetta “sgranatura” del grappolo delle cozze a mare anziché a terra dove sarebbe più facile smaltire le retine di plastica che invece vengono buttate a mare senza tanti complimenti. Bigi lamenta inoltre che molti di questo genere di rifiuti sono il frutto dei furti praticati in notturna dai ladri di cozze, un danno complessivo stimato in qualche centinaio di quintali di mitili l’anno».
I rifiuti non si limitano solo ai fiocchi di plastica e ai retini, ma c’è addirittura ancora qualcuno che scende fino in riva al mare per buttare fornetti a microonde e rifiuti simili, dentro i cespugli. Senso civico, rispetto, responsabilità sono le cose che chiedono i volontari ambientalisti, ma anche chi col mare ci lavora. «Il limite – spiega l’assessore Satta – è che questo luogo è sottoposto al vincolo del demanio marittimo e l’amministrazione ha un raggio d’azione limitato».
«Noi sardisti – dice ancora Lidia Fancello– ci uniamo alla voce delle associazioni di volontariato e di tutti coloro che dal golfo traggono sostentamento, chiedendo a questa amministrazione comunale di attivarsi per una conferenza cittadina, che veda tutte le parti interessate, dalle istituzioni alle categorie professionali, sedute ad un tavolo a discutere il futuro della risorsa più grande per gli olbiesi: il golfo». «Riteniamo– aggiunge – che questo tratto di litorale sia un raro connubio di attività che convivono letteralmente sfiorandosi in un delicatissimo equilibrio che va a nostro avviso studiato a fondo e rispettato perché si accompagni nell’inevitabile sviluppo economico».
Infine, un salto indietro nella storia e nella memoria di Olbia . «Già tanti anni fa – ancora Lidia Fancello – la presenza della mitilicoltura scongiurò l’impianto dell’industria petrolchimica ad Olbia. Alle cozze e all’acquacoltura in genere dunque, dovrebbe essere riconosciuta non solo la bontà gastronomica che tutti ci invidiano, ma forse anche il merito di averci salvato da disastri ambientali oggi irreversibili. Ancora oggi riteniamo che queste attività svolte in perfetta simbiosi con l’ambiente, abbiano ancora molto da esprimere e da dare alla nostra economia».
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