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Olbia

Olbia, nella città sotterranea l’acquedotto romano diventa un’area relax

Dario Budroni
Olbia, nella città sotterranea l’acquedotto romano diventa un’area relax

È l’intuizione del titolare di un hotel del centro storico. Accesso ai visitatori in occasione di Monumenti aperti

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OLBIA. L’impero romano vive ancora sottoterra. Qualche volta lo ricoprono di asfalto e cemento armato, altre volte lo trasformano in una area relax con candele profumate, luci soffuse e un comodo lettino per i massaggi. Succede in via delle Terme, nel cuore più antico del centro storico, dove il titolare di un hotel ha trovato un modo per valorizzare una condotta dell’acquedotto che i romani avevano costruito quasi duemila anni fa. Siamo a circa sei metri sotto il livello della strada, in una cisterna monumentale che rappresenta il tratto finale dell’acquedotto che partiva da Cabu Abbas, dal latino caput aquae, e che arrivava fino alle terme dell’antica Olbia, dopo un percorso di tre chilometri. La condotta trasformata in area relax è stata aperta al pubblico ieri pomeriggio e sarà visitabile anche oggi 6 maggio, in occasione della nuova edizione di Monumenti aperti, come era già successo diversi anni fa. Tanto lo stupore dei visitatori, che dopo qualche rampa di scale si trovano immersi in una atmosfera antica e ricca di fascino.

Relax nell’acquedotto. Il tesoro archeologico si trova nei profondi sotterranei della Locanda del conte Mameli, l’hotel a pochi passi dal cinema e dal Corso. «L’hotel è stato ricavato da una casa del Settecento, che era appunto di proprietà dei conti Mameli – spiega Angelo Masala, il titolare della struttura ricettiva –. Abbiamo iniziato la ristrutturazione nel 2006 e durante i lavori abbiamo scoperto la presenza di questo posto. Si tratta di una porzione dell’acquedotto romano. L’acqua partiva da Cabu Abbas e arrivava fino a qui». La struttura romana, appena riportata alla luce, si presentava in maniera diversa. Aveva infatti le pareti intonacate, perché probabilmente nel Settecento fu trasformata in una cisterna per l’acqua. «Noi abbiamo tolto l’intonaco e abbiamo messo in evidenza i blocchi di granito – continua Masala –. Inizialmente pensavamo di realizzare una cantina per i vini, poi abbiamo optato per una piccola area relax, stando ben attenti a non snaturare il sito. È una struttura bella e anche piuttosto importante. I romani le cose le facevano molto bene. Basti pensare che qui, durante l’alluvione del novembre 2013, non è entrata neanche una goccia d’acqua». I turisti naturalmente ci vanno matti. «I canadesi e gli americani, quando scendono quaggiù, reagiscono come cossero davanti a un quadro di Picasso», spiega il titolare della struttura ricettiva.

Monumenti aperti. L’acquedotto romano della Locanda del conte Mameli è un po’ la chicca di questa edizione di Monumenti aperti. Ma i siti da visitare sono comunque numerosi e tutti di una certa importanza. Per tutta la giornata di oggi centinaia di studenti delle scuole guideranno olbiesi e turisti alla scoperta del passato nei vari siti della città. La lista è lunga: tempio e necropoli di San Simplicio, terme romane, biblioteca, mura cartaginesi di via Torino e isolato punico di via Nanni, castello di Pedres, nuraghe Riu Mulinu, acquedotto romano, museo archeologico con le sue navi di età imperiale, tomba dei giganti, pozzo sacro di Sa Testa, foro romano davanti al municipio, le chiese di San Simplicio e San Paolo e per la prima volta la torre di avvistamento di epoca cartaginese, che si trova a Punta Nuraghe a Porto Rotondo. Sul posto ci saranno gli studenti delle scuole superiori Gramsci, Mossa, De André, Deffenu, Panedda e Amsicora e della scuola primaria di via Vicenza. La manifestazione, a livello regionale organizzata da Imago Mundi, in città è promossa dall’assessorato comunale alla Cultura, guidato da Sabrina Serra, dalle scuole e da numerose associazioni, con la supervisione della Soprintendenza. A coordinare il tutto è la docente e archeologa Letizia Fraschini.
 

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