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Olbia

«Fallito da 30 anni ma la procedura ancora non si chiude»

Angelo Mavuli
«Fallito da 30 anni ma la procedura ancora non si chiude»

Ex imprenditore attende dal 1988 la fine del procedimento fallimentare: «Odissea iniziata quando costruii un palazzo in via Angioi»

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TEMPIO. Da 30 anni, Umberto Manconi imprenditore tempiese nel settore edilizio e immobiliare, sta attendendo la fine di una procedura fallimentare che gli ha letteralmente sconvolto la vita non solo sotto il profilo economico ma anche e soprattutto dal punto di vista sociale.

Il racconto. «Dopo 30 anni di sofferenze indicibili - dice l’uomo che oggi ha 76 anni -, sento il bisogno di raccontare la mia storia e le mie sofferenze. Sin da giovane ho sempre esercitato con molto entusiasmo, tanti sacrifici e anche molti apprezzamenti, l’attività di costruttore di edifici residenziali che avevano la prerogativa di rispettare al massimo la tipologia costruttiva della nostra bella Città di Pietra. Giunto all’esecuzione di un corposo progetto in via Angioi, in cemento armato e con granito a vista, posto quasi al centro della città, fra l’ospedale, le scuole, il palazzo di giustizia e il parco delle Rimembranze, incappai in una serie di episodi, dei quali ancora oggi mi sento vittima e che portarono la mia iniziativa, quasi giunta a termine, a uno squilibrio nella tempistica tra le spese di realizzazione e gli introiti della vendita degli appartamenti».

Errore involontario. Umberto Manconi, fra gli errori tecnici di quella corposa costruzione, a suo tempo molto ammirata soprattutto per l’imponenza che le dava anche il granito a vista, ne ricorda una in particolare. «Per un errore tecnico non certamente attribuibile a me - aggiunge l’ex imprenditore, mi ritrovai ad aver realizzato una parte del palazzo su un terreno non mio. Tale errore, al quale posi immediatamente rimedio acquistando quella porzione grazie anche alla disponibilità dell’allora proprietario, provocò però una pesante problematica economica nella mia impresa».

In tribunale. «Alcuni acquirenti che ancora oggi ringrazio ebbero la pazienza di aspettare, altri invece poco pazienti e sensibili, che avevano dato la caparra, non solo non comprarono più l’appartamento ma mi trascinarono in tribunale, dove nel 1988 venni dichiarato fallito. Mi dispiacque molto in quell’occasione dover anche sospendere le pratiche di vendita ad alcuni miei clienti e al danno provocato loro involontariamente. La dichiarazione fallimentare - prosegue l’uomo -, ha distrutto la mia vita lavorativa e bloccato qualsiasi altro aspettativa io potessi avere nel futuro. Quando la vicenda ha avuto inizio, avevo 46 anni ed ero nel pieno della mia creatività».

Una vita in attesa. «Oggi di anni ne ho 76 e ciondolo in attesa della fine della procedura fallimentare che possa sanare per quanto è possibile i danni per i miei clienti e ridare anche a me e alla mia dignità di operatore onesto ciò che mi spetta, anche in termini di professionalità». Scontate e giustificate le lamentele dell’uomo per le lungaggini delle procedure giudiziali e un servizio che non si è dimostrato efficiente.

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