La Nuova Sardegna

Olbia

Il ministro Orlando ribatte: un obbligo sospendere il giudice Carta

Tiziana Simula
Il ministro Orlando ribatte: un obbligo sospendere il giudice Carta

Aste pilotate, botta e risposta col difensore del magistrato sassarese indagato: «Il ministro ha il dovere di attivarsi perché il provvedimento venga adottato»

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OLBIA. Nessuna interferenza, né indebita pressione da parte del ministero. Bensì «un dovere attivarsi perché il provvedimento di sospensione del giudice venga adottato». Il ministro della Giustizia Andrea Orlando rispedisce al mittente le dichiarazioni dell’avvocato Ivano Iai, difensore del giudice Elisabetta Carta, indagata per rivelazione di segreti d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma sulle presunte aste pilotate al tribunale di Tempio e sospesa dalle sue funzioni per sei mesi dal gip di Roma. Provvedimento penale a cui deve fare seguito quello disciplinare da parte del Csm.

Orlando aveva richiamato l’attenzione del vice presidente Legnini sul fatto che la richiesta di sospensione dalle funzioni e dallo stipendio presentata l’8 marzo a seguito dell’ordinanza del gip emessa il 15 febbraio e confermata il 17 aprile, fosse ancora in attesa delle determinazioni del Consiglio. Iniziativa contestata dal difensore della Carta che l’aveva bollata come «indebita pressione verso un organo indipendente, terzo e imparziale qual è la sezione disciplinare del Csm, e del tutto fuori luogo, essendo membro di Governo dimissionario cui spetta solo la gestione dell’ordinaria amministrazione». Orlando ribatte su tutti i fronti. Precisa che «la sospensione dalle funzioni del magistrato in caso di emissione di misura cautelare è obbligatoria e comporta conseguenze amministrative di stretta competenza del ministero, quale la sospensione dal pagamento dello stipendio con corresponsione di un assegno ridotto. Il ministro ha, perciò, il dovere di attivarsi affinché il provvedimento venga adottato». Chiarisce inoltre che «l’esercizio dell’azione disciplinare ed i poteri connessi non subiscono peraltro alcuna limitazione nella fase di gestione degli affari correnti propria del passaggio di legislatura».

Il giudice Carta, 42 anni, è accusata di aver rivelato segreti d’ufficio a due avvocati del tribunale di Tempio nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta turbativa d’asta relativa alla vendita della villa dell’imprenditore di Arzachena Sebastiano Ragnedda. Stando all’accusa, la Carta, allora in servizio al tribunale di Tempio (poi in forza in quello di Sassari), avrebbe autorizzato le intercettazioni avvisando però gli interessati, i due avvocati Tomasina Amadori e Giuliano Frau, pure loro indagati nella presunta turbativa d’asta dell’immobile di Baia Sardinia, acquistato (nel gennaio 2016), secondo la procura romana, a un prezzo inferiore rispetto al valore reale, da due magistrati Andrea Schirra e Chiara Mazzaroppi, figlia dell’ex presidente del tribunale di Tempio ed ex presidente della Corte d’Appello di Sassari, Francesco Mazzaroppi, tutti e tre a loro volta indagati. Nell’inchiesta sono coinvolte undici persone, tra cui sei magistrati.

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