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Olbia

In Comune i chiodi di San Giovanni

In Comune i chiodi di San Giovanni

I cittadini della zona di periferia li hanno raccolti dalle strade e portati in Consiglio

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OLBIA. L’omaggio del quartiere di San Giovanni all’amministrazione Nizzi è una busta piena di chiodi da cantiere. A fare da “corriere” del gentil dono è il consigliere del movimento Cinque stelle, Teresa Piccinnu. I pericolosi regali ferrosi sono stati raccolti dai residenti in questi giorni. Il M5S ha messo nero su bianco le loro proteste in una interrogazione che racconta le condizioni del quartiere alla periferia della città. Strade sterrate con buche profonde. Il ponte di collegamento dalla statale che finisce sotto l’acqua alle prime piogge isolando i residenti. Il consigliere Piccinnu ricorda l’impegno dell’amministrazione in campagna elettorale. «Manutenzione continua delle strade, intesa con la Provincia per la demolizione del ponte». L’assessore ai Lavori pubblici, Gianpiero Palitta, fa il punto sui lavori in programma e su quelli fatti. Ma la ricostruzione non trova corrispondenza negli abitanti del quartiere seduti tra il pubblico del Consiglio comunale. «Nel febbraio 2017 abbiamo inserito le strade di San Giovanni nel catasto delle strade extraurbane, operazione che ci ha permesso di fare una programmazione di interventi corretta e puntuale – spiega Palitta –. Ma già precedentemente avevamo provveduto a fare azioni di ripristino in situazioni di pericolo come in via Stazzi Spridda e Stazzi Sarraiola. Strade parzialmente asfaltate dove si è intervenuti non con riparazione delle buche ma con tagli stradali e ripristino del manto. Abbiamo investito non solo 47mila euro per Cugnana e Sole Ruju. Altri 47 su diverse vie di San Giovanni. Tra ottobre e novembre 2016 si era provveduto alla manutenzione degli sterrati con particolare riferimento al comparto rurale di San Giovanni. Altro 15 mila euro sono stati spesi per risanare alcune situazioni pericolose. In via Stazzi Vada longa è in corso il rifacimento di un ponticello con fondi regionali. Terminati i lavori sarà ripristinato il manto stradale che è stato fatto già nel 2017». L’assessore Palitta spiega poi la presenza dei lunghi chiodi da cantiere raccolti dai cittadini. «Nel 2013, dopo l’alluvione, venne fatto un intervento d’urgenza su alcune strade con l’utilizzo di materiali non verificati con presenza di residui ferrosi _ – dice –. Successivamente il Comune fece realizzare una bonifica con sovrapposizione del manto terroso e la bonifica manuale». Ma l’ampio campionario di chiodi raccolti dai cittadini e poi donati in busta all’amministrazione è la conferma che la bonifica non è stata poi così incisiva. (se.lu.)

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