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L’associazione alcolisti anonimi sfrattata dalla Provincia

OLBIA. Quando ha infilato la chiave nella toppa, si è resa subito conto che qualcosa non andava. Qualcuno aveva cambiato la serratura, forse il giorno prima, e l’Acat il Ponte, che si occupa degli...

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OLBIA. Quando ha infilato la chiave nella toppa, si è resa subito conto che qualcosa non andava. Qualcuno aveva cambiato la serratura, forse il giorno prima, e l’Acat il Ponte, che si occupa degli alcolisti in trattamento, ha perso la sua sede. L’associazione, che da 25 anni opera in città e che ha aiutato centinaia di famiglie, non ha più un posto in cui stare e, soprattutto, nel quale organizzare la propria intensa attività. Il fabbricato che nel 2011 la Provincia di Olbia Tempio aveva assegnato all’associazione all’interno dell’area dell’istituto Agrario, non può più essere utilizzato «perché serve alla scuola – così era stato scritto in una lettera inviata dalla Provincia di Sassari all’associazione lo scorso aprile –. E in questo caso le esigenze scolastiche hanno la priorità». Ma non si pensava che a quella lettera, con la quale si davano dieci giorni di tempo per sgombrare il locale, potesse seguire uno sfratto vero e proprio. Invece, il 12 maggio, quando Lina Salerno (socia fondatrice e servitore-insegnante) ha tentato invano di aprire la porta d’ingresso, ha capito che la sede era andata persa. «È stato mortificante. Ero lì con diverse famiglie con bambini – racconta la Salerno – e non abbiamo potuto svolgere l’incontro programmato. Ma quando si comincia un percorso, non lo si può interrompere così. Questo è un modo per togliere un importante supporto alle famiglie che riuniamo in quella sede, che è anche club. E poi, ovviamente, non bisogna mai trascurare il rischio di ricadute». «Ma la sede – spiega la presidente Franca Turrini – è importante anche per l’attività di supporto e coordinamento delle attività dei vari club degli alcolisti in trattamento della zona, frequentate faticosamente e con costanza da famiglie che si riuniscono ogni settimana per riuscire a modificare il loro stile di vita e per promuovere un cambiamento della cultura sanitaria e generale della comunità».

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