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Olbia

Mammografie in stand by proteste anche in Gallura

Mammografie in stand by proteste anche in Gallura

Impossibile prenotare l’esame al Cup: gli appuntamenti sono ancora bloccati. Un’altra donna di 58 anni alza la voce: «Così si impedisce di fare prevenzione»

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OLBIA. Mammografie e screening ancora in stand by. L’attesa continua, dunque. E non si fermano nemmeno le proteste. Non solo non è possibile prenotare l’esame attraverso il Cup, ma è inutile aspettare la lettera della Assl per la diagnosi precoce del tumore alla mammella: l’attività che il centro screening garantisce gratuitamente è sempre interrotta. Risultato: anche in Gallura non si può fare prevenzione. L’unica alternativa, per chi non può e non vuole aspettare e per chi ha la possibilità economica, resta l’assistenza privata.

L’ultima lamentela, di una lunga serie, arriva da una signora di 58 anni particolarmente legata alla prevenzione, anche perché un tumore al seno, tempo fa, ha ucciso la sorella.

«Ogni anno mi sottopongo alla mammografia e visto che l’ultima risaliva all’aprile del 2017, da alcune settimane ho più volte telefonato al centro unico di prenotazioni per fissare l’appuntamento. Inutile. Le operatrici, gentilissime, mi hanno sempre risposto picche. La prima volta che ho chiamato, mi hanno detto che le agende erano ancora chiuse suggerendomi però di continuare a tentare. Così ho fatto, ma niente è cambiato. Quindi, ancora oggi, non solo non so quando farò la mammografia, ma non so meppure quando potrò prenotarla. E, sinceramente, non posso permettermi di fare l’esame diagnostico privatamente. Mi sono informata e so che alla base del grave disservizio c’è la mancanza di personale che limita fortemente anche l’attività del reparto di radiologia, ma qui si stanno calpestando i diritti dei cittadini-utenti come se nulla fosse. E, soprattutto, si impedisce alle donne di fare prevenzione».

E’ recente la protesta di un’altra olbiese cinquantanne che avrebbe voluto prenotare una mammografia: non c’è riuscita né a Olbia, né a Tempio. Ci ha provato con Nuoro e qui, per un posto disponibile, avrebbe dovuto aspettare sino al 2019. Alla fine ha accettato la proposta di Oristano che le ha offerto un’attesa di “soli” cinque mesi. Con l’obbligo, però, di fare più di 400 chilometri tra andata e ritorno.

Questa situazione, comunque, sta creando disagi quasi ogni giorno. Nessuno se la prende con il personale della radiologia che di certo non può fare i miracoli con un organico ridotto, ma tenere a freno le proteste è spesso difficile. La settimana scorsa un disabile che doveva fare una tac ha chiamato i carabinieri. Forse, all’origine, c’è stato un equivoco sulla data di prenotazione, ma in ogni caso il paziente esterno non ne ha voluto sapere di andarsene e ha chiesto l’intervento dei militari. Alla fine è stato sottoposto all’esame. (s.p.)

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