Segnalazione alla Corte dei conti per il palazzone bocciato dal Tar

La Coalizione civica ha presentato una interrogazione sul progetto considerato illegittimo dai giudici Piccinnu: «Il Comune ha buttato 300mila euro dei cittadini per un immobile che non si può realizzare»

OLBIA. Dopo il Tar anche la Coalizione civica e democratica presenta il conto al Comune. L’ente locale è stato già condannato a pagare 5mila euro di spese legali per aver perso la causa nel primo grado di giudizio contro i condomìni Bellavista e Genova. Al centro della querelle giudiziaria il palazzone di acciaio, cristallo e cemento di 28 metri che il Comune voleva far venire su in via Genova, nello spazio dell’ex Consorzio agrario. Il gruppo di minoranza, attraverso una interrogazione, chiede se il Comune intenda restituire i 300 mila euro che ha già pagato ai progettisti per realizzare il palazzo che per legge deve restare solo sulla carta. La quota fa parte del milione e 300mila euro accantonato per progetto e direzione dei lavori. A carico dei privati la costruzione dell’immobile destinato a ospitare uffici, metà del quale sarebbe dovuto andare al Comune. «Abbiamo pagato 300mila euro per un palazzo che non potrà mai essere costruito – afferma il capogruppo della Coalizione civica Rino Piccinnu –. La sentenza del Tar parla in modo chiarissimo. Ci sono delle irregolarità come le distanze dagli altri edifici che non sono superabili. La deroga al regolamento edilizio per far ripartire un progetto da noi stoppato durante l’amministrazione Giovannelli, fu uno dei primi atti di questa amministrazione. Quando portarono la delibera in Consiglio comunale sollevammo i problemi che oggi sono scritti nero su bianco nella sentenza del Tar. Il sindaco ci accusò di non aver studiato. Ma forse chi non lo aveva fatto non eravamo noi. Oggi il Comune si trova in una situazione delicata. Il progetto era stato assegnato a seguito di un bando. Potrebbero farsi avanti coloro che sono arrivati secondi al concorso di idee nel 2010. E poi c’è la Corte dei conti. Ogni debito fuori bilancio viene inviato all’ente per la verifica. Ma questa volta saremo noi a mandare un dossier dettagliato su questa vicenda che racconterà tutta la storia».

Nell’interrogazione c’è un lungo elenco di domande a cui il Comune sarà chiamato a rispondere nel prossimo Consiglio. «Ad esempio per quale motivo decise di andare avanti con il progetto del palazzo sebbene ci fosse un parere legale negativo sulla deroga al regolamento edilizio in tema di distanze – conclude Piccinnu –. Ma anche se la dichiarata irrealizzabilità del progetto chiuda definitivamente la procedura oppure si ricominci tutto da capo con il secondo classificato. E ancora se l’amministrazione possa chiedere la restituzione dell’indebito ai progettisti».

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