Il volto nuovo del turismo decolla dal Costa Smeralda
di Giandomenico Mele
L’incontro organizzato dall’operatore privato specializzato Portale Sardegna «Nuovi canali per vendere il nostro brand, puntiamo sui mercati di Russia e Usa
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OLBIA. La Sardegna al centro del mondo. Sogno o realtà? Per una volta il terzo genere è concesso, se si pensa che la strada sia ancora lunga, ma si parta dall’assunto che il percorso è iniziato. Non poteva essere che l’aeroporto più internazionale dell’isola, il Costa Smeralda di Olbia, a ospitare l’incontro “Sardinian Tourism Pil Distributor”, organizzato da Portale Sardegna, società quotata in Borsa, che fa business turistico con rivoluzionari metodi di attrazione di flussi turistici in Sardegna. La faccia privata degli obiettivi pubblici, quelli prettamente istituzionali, perseguiti dalla Regione, rappresentata a Olbia dall’assessore al Turismo, Barbara Argiolas. «La creazione di un prodotto passa per la forza dell’intervento pubblico a supporto dei soggetti privati. Dobbiamo imparare a fare rete, integrarci, il turismo è un sistema complesso – spiega la Argiolas –. Stiamo studiando strategie per aprire nuove stagionalità, nuovi attrattori oltre al sistema balneare. Pensiamo alla complementarietà della ristorazione e del piccolo commercio rispetto alle strutture alberghiere, senza di loro si rende inutile lo sforzo imprenditoriale di aprire nel mese di settembre».
Nuovi mercati. Turisti e mercati nuovi. La sfida è sempre la stessa, con la differenza che le metodologie di approccio cambiano, diventano scientifiche, passano per le esperienze di vita e usano il magmatico mondo del web per infrangere barriere spaziali e temporali. «I nuovi flussi passano ovviamente per gli aeroporti, che sono hub fondamentali, ma non dimentichiamo che noi, a livello promozionale, vendiamo la destinazione Sardegna – sottolinea l’assessore al Turismo –. Russia e Stati Uniti saranno presentati presto come mercati di riferimento, a quel punto occorreranno nuovi collegamenti che mettano il brand Sardegna in evidenza, evitando la parcellizzazione dell’offerta». Un’isola al centro del Mediterraneo come luogo di longevità, qualità della vita, ambiente, che ha nei tre aeroporti snodo fondamentale. Il progetto Sardinian Tourism Pil distributor nasce, quindi, come un metodo per distribuire i turisti sul territorio sardo, uscendo dalla monostagionalità balneare, che “depaupera la competitività”. Creare nuovi turismi e aumentare la presenza dei turisti stranieri. «Il peso dei turisti stranieri incide oggi per circa il 50% delle presenze in Sardegna, dobbiamo arrivare all’80% – spiega Massimiliano Cossu, amministratore delegato di Portale Sardegna –. I turisti stranieri hanno la caratteristica di poter viaggiare in diverse stagioni e di essere attratti anche da altre motivazioni di viaggio».
Turismi diversi. Attenzione: non che il turismo “Sole e mare” sia un nemico da combattere. Al contrario. «Il tema è quello delle nuove stagionalità, oltre l’allungamento della stagione per gli alberghi sulla costa – spiega la Argiolas –. Parliamo del turismo slow, quello della sentieristica, per esempio. La Regione deve fare questo: creare infrastrutture che consentano alle imprese di fare prodotto. Sappiamo, in questo senso, di dover lavorare però anche sulla politica dei trasporti attraverso il nuovo principio di insularità».
Vendere il prodotto. Ecco quindi che la chiave è di imporre sul mercato un prodotto che si possa vendere, davanti a una concorrenza agguerritissima. «Il punto dolente è la vendita, la Regione può solo essere di supporto sui canali di distribuzione e i mercati collegati», conclude Barbara Argiolas. Per questo nascono piattaforme che aiutano a vendere il prodotto Sardegna, puntando su esperienze, nicchie di mercato meno condizionale dal prezzo, utilizzando il web come veicolo di qualità ed eccellenze locali. Strada tortuosa, ma la direzione è segnata.
Nuovi mercati. Turisti e mercati nuovi. La sfida è sempre la stessa, con la differenza che le metodologie di approccio cambiano, diventano scientifiche, passano per le esperienze di vita e usano il magmatico mondo del web per infrangere barriere spaziali e temporali. «I nuovi flussi passano ovviamente per gli aeroporti, che sono hub fondamentali, ma non dimentichiamo che noi, a livello promozionale, vendiamo la destinazione Sardegna – sottolinea l’assessore al Turismo –. Russia e Stati Uniti saranno presentati presto come mercati di riferimento, a quel punto occorreranno nuovi collegamenti che mettano il brand Sardegna in evidenza, evitando la parcellizzazione dell’offerta». Un’isola al centro del Mediterraneo come luogo di longevità, qualità della vita, ambiente, che ha nei tre aeroporti snodo fondamentale. Il progetto Sardinian Tourism Pil distributor nasce, quindi, come un metodo per distribuire i turisti sul territorio sardo, uscendo dalla monostagionalità balneare, che “depaupera la competitività”. Creare nuovi turismi e aumentare la presenza dei turisti stranieri. «Il peso dei turisti stranieri incide oggi per circa il 50% delle presenze in Sardegna, dobbiamo arrivare all’80% – spiega Massimiliano Cossu, amministratore delegato di Portale Sardegna –. I turisti stranieri hanno la caratteristica di poter viaggiare in diverse stagioni e di essere attratti anche da altre motivazioni di viaggio».
Turismi diversi. Attenzione: non che il turismo “Sole e mare” sia un nemico da combattere. Al contrario. «Il tema è quello delle nuove stagionalità, oltre l’allungamento della stagione per gli alberghi sulla costa – spiega la Argiolas –. Parliamo del turismo slow, quello della sentieristica, per esempio. La Regione deve fare questo: creare infrastrutture che consentano alle imprese di fare prodotto. Sappiamo, in questo senso, di dover lavorare però anche sulla politica dei trasporti attraverso il nuovo principio di insularità».
Vendere il prodotto. Ecco quindi che la chiave è di imporre sul mercato un prodotto che si possa vendere, davanti a una concorrenza agguerritissima. «Il punto dolente è la vendita, la Regione può solo essere di supporto sui canali di distribuzione e i mercati collegati», conclude Barbara Argiolas. Per questo nascono piattaforme che aiutano a vendere il prodotto Sardegna, puntando su esperienze, nicchie di mercato meno condizionale dal prezzo, utilizzando il web come veicolo di qualità ed eccellenze locali. Strada tortuosa, ma la direzione è segnata.
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