La Cassazione rigetta il ricorso e la giudice Carta resta sospesa
È indagata per rivelazione di segreti d’ufficio nell’inchiesta romana sull’asta per villa Ragnedda. I difensori: decisione indecifrabile che cercheremo di comprendere col deposito delle motivazioni
OLBIA. Niente da fare. Anche l’ultima possibilità per annullare la sospensione del giudice sassarese Elisabetta Carta, indagata per rivelazione di segreti d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta turbativa d’asta relativa alla vendita di villa Ragnedda, è svanita.
Sospensione confermata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro la misura interdittiva di sei mesi disposta dal gip di Roma Giulia Proto. La decisione è arrivata al termine di una lunga camera di consiglio. Il procuratore generale aveva chiesto l’annullamento con rinvio, e questo aveva dato una speranza alla difesa. Invece, la decisione della Corte è stata diversa: ha rigettato il ricorso e confermato la misura interdittiva di sei mesi. Per capire le ragioni bisognerà attendere le motivazioni.
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«Decisione indecifrabile». Per i difensori, si tratta «di una decisione indecifrabile che – dicono gli avvocati Ivano Iai e Cesare Piraino – cercheremo di comprendere con il deposito delle motivazioni».
La battaglia per l’annullamento della misura interdittiva si conclude praticamente a ridosso della fine dei sei mesi di sospensione decisi dal gip romano, il cui termine è previsto per metà agosto.
La linea difensiva. La difesa aveva chiesto l’annullamento del provvedimento sotto due profili: quello dei gravi indizi di colpevolezza, «perché – spiegano Iai e Piraino – abbiamo raccolto una serie di elementi che escludono che il giudice Carta abbia commesso quel reato». E quello delle esigenze cautelari «che devono essere applicate quando c’è il requisito dell’attualità. Ma a distanza di due anni dal fatto contestato (2016), qual è l’attualità?», dicono i difensori. Ma le argomentazioni discusse in camera di consiglio non hanno evidentemente convinto la Corte.
Il Csm. Meglio è andata sul fronte del Consiglio superiore della magistratura. Sul giudice Elisabetta Carta pendeva infatti anche una parallela richiesta di sospensione dalle funzioni e dallo stipendio presentata al Csm dall’ ex ministro della Giustizia Orlando. Il Consiglio superiore della magistratura ha applicato la sola misura automatica (quindi, sei mesi di sospensione), respingendo quella facoltativa sollecitata da Orlando che prevedeva la sospensione fino a due anni.
L’accusa. Secondo la Procura di Roma, Elisabetta Carta, nel 2016 in servizio al tribunale di Tempio (poi in forza in quello di Sassari), avrebbe autorizzato le intercettazioni avvisando però gli interessati, due avvocati del Foro di Tempio, indagati anche loro per turbativa d’asta insieme al giudice dell’esecuzione Alessandro Di Giacomo (sospeso per un anno), ai due magistrati acquirenti, e ad altri magistrati.
La Corte di Cassazione ha recentemente annullato il provvedimento del tribunale del Riesame di Roma che confermava per Di Giacomo la misura interdittiva, rinviando al Riesame, ma di fronte a un nuovo collegio.
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